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La moda americana? È sempre più Made in Usa

Martina D'Amelio
11 Ottobre 2019

Kaia Gerber sulla passerella FW19/20 di Coach

Per chi, come noi, è abituato al Made in Italy, non è poi una grande novità. Ma per la moda americana l’espansione della Fmi potrebbe rappresentare la svolta.

Il Nycedc – New York City economic development corporation e il Cfda – Council of fashion designers of America hanno infatti spinto l’accerelatore sulla Fashion manufacturing initiative, il progetto che ha lo scopo di incoraggiare gli stilisti americani a produrre sempre di più le loro collezioni in patria.

Un investimento da 14 milioni di dollari (pari a circa 12,76 milioni di euro): l’iniziativa, fortemente voluta dai vertici del fashion statunitense, punta su un programma di sovvenzioni chiamato Local production fund, destinato alla creazione di capi d’abbigliamento e accessori nella Grande Mela, a tutto sviluppo della manifattura in house. Solo una parte del piano da 51 milioni di dollari istituito nel 2017 dall’Edc, dal Cfda e dal Garment District Alliance.

Lo scopo? Incoraggiare i designer americani a costruire relazioni più forti con i produttori locali. Il progetto comprende anche un focus sulla formazione e lo sviluppo di opportunità per la prossima generazione di aziende manifatturiere della moda, in collaborazione con l’Industrial sewing and innovation center, un istituto nazionale per i mestieri del cucito. “L’industria della moda di New York è cresciuta grazie alla Fashion manufacturing initiative e  raddoppiando il nostro investimento oggi ci stiamo assicurando un successo sempre maggiore”, ha dichiarato James Patchett, presidente e ceo di Nycedc. Un altro attacco al Made in Italy? Piuttosto, una nuova spinta per la moda Made in Usa…

 



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