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La moda contro il coronavirus. A partire da Dolce&Gabbana

Martina D'Amelio
21 Febbraio 2020

Dolce&Gabbana ancora in prima linea per la Cina. La Maison sostiene un importante studio sul coronavirus (tutto italiano). “Un dovere morale”, sentito anche altre case di moda.

Così hanno commentato gli stilisti la decisione di supportare una ricerca firmata da Humanitas university e guidata dai professori Alberto Mantovani Cecilia Garlanda, mirata a chiarire le cause e le possibili risoluzioni del virus nato in Cina.

Attraverso un’importante donazione, la Maison finanzia lo studio che vede coinvolti anche i virologi Elisa Vicenzi e Massimo Clementi dell’Università vita-salute San Raffaele, che per primi in Italia hanno isolato il patogeno responsabile della Sars, con l’obiettivo di contribuire operativamente alla risoluzione di questo problema ormai divenuto globale.

Supportare la ricerca scientifica è per noi un dovere morale, speriamo che il nostro contributo possa essere d’aiuto per risolvere questa situazione drammatica”, hanno dichiarato gli stilisti. E se il contributo di Dolce&Gabbana fa subito ripensare alle vicende cinesi di Shanghai risalenti a un anno fa – ormai lasciate alle spalle – il duo non è l’unico a preoccuparsi nel mondo fashion del coronavirus.

L’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, leader nella ricerca in materia, ha goduto del supporto anche di un’altra Maison italiana, Bulgari, la cui donazione “consentirà di comprare un sistema di acquisizione di immagini microscopiche all’avanguardia, un macchinario fondamentale per la prevenzione e la cura del virus”, si legge su MF Fashion.

Sono numerosi i conglomerati luxury e le Maison che stanno contribuendo in modo concreto alla lotta contro questa piaga che dalla Cina si sta lentamente espandendo a livello mondiale. Anche i colossi Lvmh Kering hanno fatto sapere che doneranno alla Croce rossa cinese, rispettivamente, circa 2 milioni di euro e circa 983 mila euro. Intanto, alla MFW si sono registrate 1000 presenze in meno tra giornalisti e buyer a causa del coronavirus e la maggior parte dei designer emergenti previsti al Fashion Hub ha potuto partecipare solo da lontano, grazie all’iniziativa China we are with you di Camera Moda. Un progetto sulla falsariga di quello italiano sarà replicato anche alla Paris Fashion Week, che perde, tra gli altri, la sfilata di Uma Wang.

Per tanti che combattono, altri ci rimangono sotto: come Prada, che ha rinviato lo show Cruise di Tokyo previsto per il 21 maggio, e Chanel che cancella il defilé replica della Metiers d’Art 2019/2020 a Pechino, peferendo Londra.