News

La moda francese dice stop alla produzione

Martina D'Amelio
23 Marzo 2020

Gigi Hadid sulla passerella di Chanel SS20

Se in Italia la maggior parte delle aziende fashion ha riaperto i battenti per far fronte con la produzione – non solo di mascherine –  all’epidemia Coronavirus, i brand di moda francesi per ora gettano la spugna e optano per lo stop.

È il caso di due colossi del lusso, Chanel ed Hermès: la Maison della doppia C ha annunciato che le attività in Italia, Francia e Svizzera resteranno ferme da qui a due settimane. “Chanel ha preso la decisione, in conformità con le ultime istruzioni del governo, di chiudere tutti i suoi siti produttivi dedicati all’alta moda, al prêt-à-porter, ai Métiers d’art e ai gioielli” si legge in una nota. Restano attivi solo alcuni siti di distribuzione, ma con una presenza minima dei lavoratori e con misure aggiuntive per proteggere la salute e la sicurezza dei dipendenti. Che continueranno a essere retribuiti, valutando anche la possibilità della modalità di lavoro in remoto.

Un blocco temporaneo che arriva dopo le ultime disposizioni di Macron, che ha chiuso le frontiere francesi, esattamente come successo qui da noi due settimane fa. Anche Hermès ha optato per uno stop delle attività fino a fine marzo: la griffe guidata da Pierre-Alexis Dumas ha bloccato tutti gli stabilimenti in Francia e i siti Hermès horloger in Svizzera fino a lunedì 30 marzo 2020. La misura non si estende al sito Hermès parfums a Vaudreuil, dove si sta valutando di riconvertire la produzione in gel igienizzante, come avvenuto in casa Lvmh.

Una pratica diffusa anche qui da noi, quella di trasformare la produzione in aiuti sanitari anziché fermarla: dall’idea di Miroglio che ha convertito parte della produzione in mascherine all’appello alle aziende, che ha già visto moltissime candidature, di Confindustria modaCna Federmoda ad attrezzarsi a fare lo stesso. E non solo: per tanti che ancora ragionano sul da farsi, come Elisabetta Franchi, che si è detta seriamente preoccupata e ha reso partecipi i suoi followers sui social, tanti rialzano le saracinesche. Oggi tornano a lavoro gli operai di Brioni nelle sedi di Penne, Montebello di Bertona, Civitella Casanova e Curno. Settimana scorsa hanno riaperto Gucci e Tod’s, mentre Fendi si è fermato solo per la sanificazione. E se la filiera, a partire da Consorzio cuoio di Toscana e Altaroma, non si blocca, anzi tiene duro sulla manifattura Made in Italy, Raffaello Napoleone ha dichiarato che “l’Italia sarà la seconda a ripartire dopo la Cina”. Insomma, un vento di ottimismo inizia a spirare, se non in tutta Europa, almeno tra le nostre industrie. Staremo a vedere.