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La prima pelliccia vegetale? È firmata Stella McCartney

Martina D'Amelio
4 Ottobre 2019

Si sa, nella moda i paradossi sono vincenti. Sarà per questo che Stella McCartney ha profuso tutto il suo eco savoir-faire in un capo d’eccezione: una pelliccia interamente green e biologica, prodotta con l’utilizzo di ingredienti vegetali. Si chiama Koba il prossimo must-have nella wishlist di tutte le fashioniste vegane e/o cruelty free: questo capospalla infatti va oltre l’etica animalista e si schiera anche a favore dell’ambiente.

Avvistata per la prima volta addosso alla top model Natalia Vodianova ospite del front row dell’ultima sfilata del brand alla PFW, la pelliccia realizzata con un innovativo materiale e dettagli in Alter-Nappa contiene poliestere rigenerato che può essere a sua volta riciclato una volta in disuso. Creata da DuPont in collaborazione con gli esperti di Ecopel, la pelliccia vegetale Koba Fur Free Fur – questo il suo nome di battesimo per esteso – sfrutta la tecnologia dei mono-filamenti Sorona e presenta il 37% di componenti vegetali.

Natalia Vodianova alla sfilata di Stella McCartney SS20 con la pelliccia Koba

Come si presenta? In apparenza, come una lussuosa pelliccia animale: un cappotto femminile total black con cintura in vita, morbidissimo, resistente e versatile. Un alleato di stile per affrontare l’inverno, che in clima Greta Thunberg promette di riscuotere un grande successo. D’altronde, la designer si è detta di recente molto preoccupata dal fatto che il cambiamento climatico non sia preso abbastanza seriamente dall’industria moda, nonostante i notevoli passi avanti (basti pensare alle sfilate Carbon free di Gucci e Burberry e il defilé a tema piantagioni di Dior). La soluzione? Secondo la pioniera Stella c’è ancora tanto da fare, a partire dalle materie prime: il brand ad esempio lavora già da tempo con Bolt Threads, un’azienda biotecnologica con sede a San Francisco che produce fibre ingegnerizzate da sete di ragno e utilizza il MyloTM, una pelle a base di funghi micelio.

Il finale di Stella McCartney SS20

Sono cresciuta in una fattoria biologica e i miei genitori erano vegetariani. Ho assorbito quel modo di guardare il mondo, trasferendolo nel mio lavoro. Le persone che vogliono lavorare nel settore moda ora dovrebbero puntare ad aziende con un’etica di fondo, e questo vale per ogni tipo di business. Quello che faccio ogni giorno è cercare di migliorare le pratiche fashion, educando anche noi stessi stilisti sui materiali di cui sono fatti i nostri vestiti”, ha dichiarato in una round table organizzata ad hoc prima della sua sfilata, accompagnata per l’occasione non dalla classica nota stampa sulla collezione, ma da un excursus esplicativo delle novità introdotte nella produzione sostenibile negli ultimi 19 anni. “I designer devono essere incentivati: dobbiamo premiare la moda per far sì che tutto venga fatto bene, anzi meglio, in tema di sostenibilità”. Come darle torto?

Intanto, il 75% dei capi e degli accessori visti all’ultimo defilé primavera-estate 2020 è green: un livello mai raggiunto prima né dalla designer, né da altri marchi. Sarà (anche) merito della nuova proprietà Lvmh?



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