Cinema

La ruota delle meraviglie: la vita come un saliscendi senza senso

Michela D'Agata
21 dicembre 2017

A 82 anni suonati Woody Allen mantiene la sua promessa di far uscire un film all’anno e torna del 14 dicembre nei cinema, a un anno da “Cafè Society”, con “La ruota delle Meraviglie” (in originale: Wonder Wheel).

Coney Island, 1950. La malinconica Ginny (Kate Winslet) è un’ex attrice frustrata che ha rinunciato alla carriera e che ora lavora come cameriera in un bar di New York; ha un figlio piromane ed è sposata con Humpty (Jim Belushi), un vedovo ex alcolizzato e giostraio del Luna Park Coney Island, ma che tutto sommato è un brav’uomo. La vita di Ginny scorre senza entusiasmo fino a che non intraprende una relazione extraconiugale con Mickey (Justin Timberlake), un aitante bagnino aspirante scrittore che rappresenta la sua possibilità di riscatto. I problemi arrivano però quando la sexy figliastra della donna (figlia del precedente matrimonio del marito, interpretata da Juno Temple), in fuga dal marito mafioso, irrompe con prepotenza nelle loro vite e cattura le attenzioni di Mickey, facendolo innamorare…Il dramma della gelosia è alle porte.

Un’umanità variegata e fragile, piena di speranze e aspirazioni che verranno inevitabilmente deluse: quando i personaggi si illudono di aver trovato una soluzione è proprio lì che capiscono di non aver via di scampo perché intrappolati nel saliscendi della vita. La Wonder Wheel non è solo un oggetto della scenografia, ma è la vita stessa: una bellissima ruota panoramica illuminata che però non ti porta da nessuna parte perché gira inutilmente a vuoto.

Dal ben assortito cast spicca Kate Winslet, semplicemente eccezionale: teatrale al punto giusto è lei che dirige lo spettacolo vestendo i panni di una donna instabile emotivamente e nevrotica sulla falsariga del personaggio della Blanchett in “Blue Jasmine”.

Vittorio Storaro dirige la fotografia in maniera impeccabile: ci si ritrova visivamente catturati dalle calde luci delle giostre calibrate a seconda delle emozioni dei protagonisti.

Un melodramma magnetico, cinico e brutalmente comico (un po’ meno del solito), ma che mantiene le cifre stilistiche allieniane ed assolutamente non delude, anzi sorprende.


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