Musica

La Scala festeggia Rachmaninov

Eva Marti
25 marzo 2013


In queste ultime settimane La Scala è stata impegnata nel ricordo di Sergej Rachmaninov, di cui si celebra il 140° anniversario dalla nascita e il 70° dalla morte. Oltre ad alcuni concerti di musica da camera, che hanno visto protagonisti gli allievi dell’Accademia di Perfezionamento per cantanti lirici, il momento più alto della celebrazione è stato il quinto concerto della stagione sinfonica.
In programma il concerto per pianoforte e orchestra n°2 in Do minore e la Sinfonia n°1 in Re minore. Ospite sul podio a dirigere la Filarmonica della Scala era Gianandrea Noseda, uno dei maggiori “maestri” d’Italia e d’Europa, dal 2007 direttore musicale del Regio di Torino. Protagonista al pianoforte nella prima metà del concerto invece è stata Khatia Buniatishvili, giovanissima musicista georgiana, che a soli ventisei anni può vantare tournée internazionali con concerti nelle più rinomate sale europee.

E’ interessante assistere, in occasione di questo concerto, all’accostamento di questi due lavori del compositore russo, se si pensa che all’epoca ebbero destini tanto differenti. Se infatti la prima sinfonia del 1897 fu un vero e proprio fiasco di critica e di pubblico, che provocò a Rachmaninov una seria depressione e il ritiro dalla scena artistica russa per almeno tre anni, il 2° concerto per pianoforte, eseguito nel 1901, ebbe un immediato successo e consolidò la sua carriera di compositore e pianista virtuoso. Da allora il brano è diventato uno dei più conosciuti ed eseguiti, sfruttato spesso anche come potente sfondo musicale per film e pubblicità.

L’apprezzamento in sala della Buniatishvili è stato unanime: l’artista ha dimostrato una notevole verve pianistica che ben si lega con la scrittura di Rachmaninov, che alterna a momenti scalpitanti e energetici attimi contemplativi e intimistici. Il suo solido virtuosismo non è mai apparso freddo, e anzi, ha colpito per il carattere sofferente e tragico, ulteriormente sottolineato dal visibile coinvolgimento della musicista sul palcoscenico.

Per quanto riguarda la direzione di Noseda, si tratta del suo repertorio d’elezione, essendosi lui formato con il Maestro russo Valery Gergiev. Di entrambi i pezzi si può dire che Noseda abbia esasperato la pratica compositiva tipica di Rachmaninov, in cui l’accumularsi e il rilasciarsi di energia e di intensità si susseguono. I tempi scelti nei vari movimenti sono stati molto diversi fra loro, sempre però sostenuti dall’energia ritmica tipica del direttore.

Eva Marti


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