Cinema

La Siberia nel sangue

Giorgio Raulli
15 marzo 2013

Nel sud-ovest dell’Unione Sovietica la cittadina di Fiume Basso è in balia di clan malavitosi che gestiscono il paese, in perenne lotta con la polizia di regime. Tra le bande etniche spicca quella dei Siberiani, dediti ad assicurare tranquillità alla propria gente esercitando la violenza organizzata secondo una precisa legge e tradizione.
È qui che il giovane Kolima (Arnas Fedaravicius) cresce nutrito dagli insegnamenti del nonno (John Malkovich), con una disciplina in cui le armi incontrano le icone votive, il denaro è disprezzato e il valore più grande è la salvezza della propria comunità. Ma il migliore amico di Kolima, Gagarin (Vilius Tumalavicius), non possiede la ferrea umiltà del suo clan, e con il crollo dell’Unione sarà il primo a cedere alle tentazioni venute dall’Occidente, tradendo i valori siberiani e rinnegando ogni dimostrazione di umanità.

Tratto dal romanzo autobiografico di Nicolai Lilin, Educazione siberiana mette in scena una molteplicità di conflitti. La lacerazione di un’amicizia si staglia emblematicamente sullo sfondo storico della distruzione di un’epoca e il difficile passaggio alla sua ricostruzione. Una comunità legata ad antichi e saldi valori è messa alla prova dalle forze disgreganti di un presente corroso dalle attrazioni del denaro e del potere; il senso della dignità di un popolo di fuorilegge si scontra con la violenza cieca delle bande dedite ad affari loschi, a cui la divisione tra “bene” e “male” non suona che vuota e ormai insignificante. I simboli e i rappresentanti di un passato di onestà vengono attaccati dal nuovo.
Gabriele Salvatores ritrae il divario tra la violenza degli “onesti criminali” e la ferinità senza scrupoli, rappresentato alla perfezione dalla coppia Fedaravicius – Tumalavicius; intangibile nella sua sicurezza il primo, senza freni l’altro. Una dicotomia ben chiara, senza nulla togliere a una complessità di caratteri nella coppia principale che viene però lasciata affiorare in superficie più che mostrata in profondità. Ma la guida del cast resta il notevole John Malkovich, che dona al personaggio di nonno Kuzja una maestosità senza pecche, ma non senza fragilità.

Contribuisce alla qualità di Educazione siberiana anche l’ottima colonna sonora, firmata da Mauro Pagani – alla sua quarta collaborazione con il regista –, la quale include brani di David Bowie, Area, Michele Ricciardi e Matteo Chiamenti, Federico de’ Robertis; la modernità irrompe nella pellicola anche a livello musicale.
Tanto di guadagnato per un film assolutamente da consigliare: Salvatores non delude.

Maria Stella Gariboldi


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