Musica

La solitudine di Violetta

Daniel Seminara
18 marzo 2013

Personaggio storico e drammatico allo stesso tempo, Violetta Valery incarna nell’immaginario collettivo la vittima delle frivolezze della Parigi post restaurazione, società dove speranze e tragedie convivono.
Il tema della solitudine è il cardine su cui il regista Benedikt Von Peter impernia la sua Traviata, portata in scena alla Staatsoper di Hannover nella scorsa stagione e il cui allestimento è ripreso quest’anno. La Violetta di Von Peter è in primis una ragazza sola e abbandonata, travolta nello sforzo di ritagliarsi uno spazio nella società. Nella messa in scena dunque Violetta è l’unico personaggio che appare sul palco. Nicole Chevalier, designata a ricoprire questo ruolo, ne è un’interprete straordinaria; il suo carattere e la sua voce le permettono di reggere il monologo, in un’alternanza continua di musica, recitazione e danza. Gli altri personaggi diventano, insieme alla platea, spettatori e sfondo del dramma di Violetta. Ideale è quindi il loro posizionarsi tra le file del pubblico, non in costume ma con un normale vestito da sera, e intervenire solo come commentatori di quello che succede. Il coro e alcune sezioni dell’orchestra sono posizionati addirittura all’esterno della sala, quasi un’eco del mondo “reale”.

This is for you è il messaggio con cui Violetta/Nicole apre l’opera, stessa frase che, ripetuta alla fine da una Violetta morente, ha il sapore di un rimprovero nei confronti del tardivo ritorno di Alfredo, ma anche nei confronti della società/pubblico.
La Chevalier offre una dimostrazione di forza e di tenuta non comune, con due ore e mezza di ininterrotto dominio sulla scena. Il pubblico assiste alla trasformazione di una ragazza curiosa di conoscere il mondo, un’adolescente forse ancora innocente e nel pieno dei sogni, uno dei quali è rappresentato dal vestito da sposa sullo sfondo. La scena, opera di Katrin Wittig, è minima: una porta, uno specchio, un tavolo. Ai costumi invece viene lasciato il compito di caratterizzare gli stati d’animo: si passa da una tuta da ginnastica a un tutù e al citato vestito da sposa.

È sempre evidente e forse ogni tanto eccessivo il marchio del giovane regista tedesco, non nuovo peraltro a rappresentazioni alternative come la performance di Intolleranza 1960 di Luigi Nono. La stravagante danza di Violetta con in testa una maschera da toro o quella forsennata con musica elettronica a sovrastare le note di Verdi, hanno infatti un sapore un po’ kitsch. È però complessivamente una Traviata che non dispiace e che riesce ad accattivarsi gli applausi del pubblico e la standing ovation per la protagonista.

Daniel Seminara


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