Il consiglio di Simonetta

La speranza si chiama Francesco

Simonetta Ravizza
24 marzo 2013

Sono religiosa, praticante, e mi sono sempre interessata delle vicende che nel tempo hanno riguardato la Chiesa. Ma devo dire la verità: non ho mai seguito con così tanto interesse un nuovo Papa.
Certo, sono stata attenta a ciò che riguardava Benedetto XVI, ma – devo confessarlo – sempre con un po’ di distacco. Papa Francesco invece mi ha stregata.
A partire da quel suo nome umile e allo stesso tempo così grande, perfetto simbolo di quell’uomo democratico, aperto al dialogo e umanissimo che si sta dimostrando. Esatto, un papa umano, che conquista e si fa amare da tutti, sempre con il sorriso sulle labbra. Un sorriso che non deve mai essere negato a nessuno, un sorriso che non costa nulla e rende molto, un sorriso che regala una speranza e un po’ di ottimismo in questa Italia così turbata.
In un momento di molta confusione come quello che stiamo vivendo – e in cui, per giunta, esistono certi politici che non sorridono mai! – una figura semplice, genuina, di uomo che sa parlare alla gente è fondamentale. E allora basta professori, basta persone che non fanno altro che parlarsi addosso, che pensano di risolvere le sorti dell’Italia ma che invece ammazzano gli italiani.
Avevamo davvero bisogno di qualcuno che ci dicesse di non essere tristi, di non farci rubare la speranza: perché, quale che sia il nostro colore politico, il credo, l’estrazione sociale, non dobbiamo farci scoraggiare, ma avere solo un po’ di fiducia in noi stessi, raccogliere le forze e saper guardare avanti.
E poi che bello il viso paffuto e aperto di Papa Francesco, che gioia, che serenità infonde! Mi mette di buon umore, trasmette energia, voglia di fare, impegno: vorrei – e anzi ne sono certa – che riuscisse a comunicare le stesse sensazioni positive a tutti.
Io sono una persona davvero molto fortunata: ho una bella famiglia, una bella casa, delle persone che mi vogliono bene e un lavoro che mi dona grandi soddisfazioni. Ho la consapevolezza di rientrare in quella parte di Mondo privilegiata, con cui la sorte è stata più benevola. So che c’è chi non è stato tanto fortunato quanto lo sono stata io. Ma questo è un Papa che unisce, che non fa differenze tra ricchi e poveri, tra chi arriva a mano tesa e chi invece non ne ha bisogno. Questo è un Papa che guarda tutti – ma non dall’alto di una cattedra –, che scende in mezzo alla folla, stringe le mani, bacia i bambini, augura buon pranzo e ci dice buona sera. Un punto di riferimento, se non materiale, almeno spirituale, capace di spronarci e farci risollevare.
E allora come si fa a non venire conquistati da una persona così?

Simonetta Ravizza