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La valletta è un mestiere in crisi, solo il Sanremo di Amedeus sembra dimenticarlo

Alessia Laudati
4 Febbraio 2020

Quello di Amadeus è stato uno scivolone da sessista ingenuo che però risulta essere fuori tempo massimo. L’Italia cambia e chi non se ne accorge resta indietro

 

Dopo settimane di polemiche, all’alba del Festival che alzerà il sipario stasera, siamo arrivati a capire l’inganno. Amedeus è stato scongelato poco prima di parlare della conferenza stampa sulla 70esima edizione del Festival di Sanremo: non c’è altra spiegazione plausibile. Il vero Amadeus è rimasto fermo in un freezer nell’attesa del grande momento mentre il conduttore che vediamo tutte le sere ai Soliti ignoti è in realtà un clone creato in laboratorio. Solo così, immaginando l’impossibile, ci si può spiegare l’uscita infelice del presentatore sulle “donne di Sanremo”.

Donne scelte perché belle e basta (cit.), donne selezionate perché mansuete e capaci di sacrificare loro stesse in una sorta di abnegazione personale pur di non oscurare il loro partner (cit. su Francesca Sofia Novello). Donne stelle nane e non fonti di luce capaci di illuminare. Che stranezza. Perché la valletta è ormai un mestiere in crisi in tutta Italia tranne che nella kermesse ligure affetta da uno spaesamento geografico e culturale rilevante.

Così mentre Jennifer Lopez e Shakira, rispettivamente 43 e 50 anni, scuotono il Super Bowl con le loro performance e si parla di talento femminile nella stessa cornice dove nel 1991 Sabrina Salerno e Jo Squillo cantavano “Siamo donne, oltre le gambe c’è di più, all’interno del luogo dove Virginia Raffaele ha dimostrato, per due volte, nel 2016 e nel 2019, di avere una propria voce e un proprio talento, sullo stesso palco da dove Michelle Hunziker ha tenuto le redini del duo Baglioni-Favino nel 2018, Amadeus ci ripropone ancora un volta una figura femminile subordinata e accessoria rispetto a quella maschile.

C’è davvero da stupirsi e non solo per le parole pronunciate senza cautela, in una sorta di sessismo ingenuo ma non per questo meno pericoloso. La sorpresa per quelle esternazioni è ancora più grande perché da almeno 5 anni diverse realtà culturali importanti della Penisola stanno mandando in pensione il mestiere della valletta. Qualche esempio. Il Festival di Venezia ha introdotto la figura del madrino nel 2017 con Alessandro Borghi; nel 2018 il bis con Michele Riondino. Tornando a Sanremo 2020, il dopo festival ribattezzato L’altro Festival vedrà la partecipazione di Myss Keta, personaggio dal forte carattere che affiancherà in alcuni momenti il conduttore ufficiale Nicola Savino. Ema Stokolma (chiamata da Amadeus come ha raccontato lei stessa su Rolling Stone) conduce invece Prima Festival, sorta di striscia-anteprima della kermesse che ha già avuto risultati record. Ancora, guardando indietro, Fabio Fazio nel 2013 ha voluto un’ironica Luciana Littizzetto a fare da sua irresistibile spalla comica. Era la stessa edizione dove la supermodella Bianca Balti fu protagonista di un inciampo mentre mostrava sul palco come sfilare e dove la stessa Littizzetto, regalandoci un momento di puro spettacolo improvvisato, rispondeva a quella defaillance con un tifo da stadio. Quindi di casi in cui le donne hanno fatto la differenza portando la loro personalità e diversità sono tanti e sufficienti per etichettare definitivamente l’episodio della conferenza stampa come un brutto momento di televisione.

Il giudizio sulla persona non ci interessa; ma quello sulle parole sì. E sono discorsi vecchi per un Paese che è già cambiato molto e non solo nelle frutterie, nei supermercati e nelle aziende; ma proprio nel mondo dello spettacolo e della televisione.