Arte

L’arte cinese raccontata da Giaele Bosio Compostella

staff
5 ottobre 2012

Eccomi ancora qui a condividere con i lettori di Luuk Magazine la magia della mia grande passione per il mondo dell’arte contemporanea. Questa volta, in occasione della settimana dedicata alla Cina, vi porterò alla scoperta di una creatività affascinante e dalla ricchissima tradizione.
All’inizio non è stato facile: il passo è stato impegnativo, per non dire faticoso, ma come per ogni cosa che ci porta verso la scoperta del diverso e del nuovo, si è rivelata un’esperienza davvero istruttiva e stimolante. Il mio avvicinamento a questo mondo fino ad allora totalmente inedito lo devo soprattutto al mio amico gallerista Primo Marella, che fra i primi in Europa ha aperto le porte ai giovani artisti dell’Estremo Oriente. Ma non solo: lui stesso ha successivamente inaugurato una galleria a Pechino, ormai divenuta celebre, ed è stato chiamato a curare la prestigiosa mostra “Cina, la rinascita”, tenutasi nel 2009 a Palazzo Reale. E dunque quale maestro migliore potevo avere?

All’inizio molto scettica. Troppe diversità culturali, troppe novità che non capivo e a cui non riuscivo ad abituarmi… avevo bisogno di occhi nuovi! Bene, il punto di svolta è arrivato proprio quando stavo per desistere e adesso sono la prima a desiderare di approfondire le mie conoscenze sul campo e non smetto mai di guardare i dipinti che ho acquistato grazie ai preziosi consigli di Primo.

Il primo posto, fra i miei preferiti, lo occupa sicuramente Feng Zhengjie, che tra i nuovi artisti cinesi è quello che più si avvicina ad un gusto Occidentale, pur rimanendo unico nel suo genere –e forse è proprio per questo che mi piace così tanto. Fa propria la cromia della Gaudy Art, scegliendo spesso splendidi soggetti femminili ricchi di sensualità e colore, e avvicinandosi molto alla Pop Art americana. Non vi scorgete forse un po’ di Andy Warlhol?

Rilevante sotto tutti gli aspetti, il famosissimo Zhang Xiaogang, considerato il padre dell’arte contemporanea cinese. Le sue opere più famose sono quelle della serie Big Family, in cui si rispecchia l’importanza della famiglia come cellula fondamentale della società. I suoi dipinti hanno una fortissima qualità poetica: il tema della memoria e il senso della nostalgia che vi traspaiono li rendono unici e molto vicini alla nostra sensibilità…e non a caso hanno raggiunto quotazioni da capogiro!

Tra coloro che pongono al centro  della loro poetica l’uomo – anche se in modo estremamente diverso – ci sono altri due grandi autori: Zhou Tiehai e Ma Liuming. Il primo, con le sue opere a grandi dimensioni, ricalca gli stilemi rinascimentali dedicandosi alla forma del ritratto; i suoi personaggi, sotto vesti estremamente classiche che in realtà nascondono fattezze umane e animali al tempo stesso, sono dipinti con una tecnica molto raffinata.

Nelle opere di Ma Liuming, invece, l’immagine si deforma, si frammenta, si distorce. Si fonde e confonde con quella del figlio, una presenza costante come è costante la tendenza all’autoritratto, non come forma di egocentrismo, ma di meditazione sul sè.
Un discorso a parte è d’obbligo, invece, per la corrente più recente della creatività cinese.

La “Cartoon Generetion” nasce nel nuovo millennio, nel momento in cui la globalizzazione mondiale ha condotto i giovani artisti ad aprire gli occhi su nuovi orizzonti; il mondo delle loro rappresentazioni è ludico e gioioso all’apparenza, ma nella sostanza rivela un deciso lato oscuro.

Un esempio: nelle sue “Beijing Girls”, l’artista Zhang Hui non vuole solo rappresentare figure femminili fruibili dal lato estetico, ma vuole soprattutto sottolineare le loro capacità di autonomia e autorealizzazione. Vuole liberare insomma quello spirito rivoluzionario che caratterizza le donne di oggi sia in Oriente che in Occidente.

Diametralmente opposta l’idea alla base della serie Angel di Cui Xiuwen, artista appartenente al filone della fotografia concettuale. Ossessivamente tutte uguali, le sue bambine divengono la metafora di una condizione di oppressione e stereotipia: accettare e subire in silenzio. Solo alcune di loro mostrano forte personalità lottando contro una società che le vuole invece fragili e sottomesse.

La galleria sarebbe ancora lunga. Io, da profana, per ora mi limito ad approfondire le creazioni che mi sono sembrate di più facile lettura e forse  più vicine alla nostra cultura.
La Cina comunque appare un Paese sempre più incisivo, non solo sul piano economico, ma anche da un punto di vista artistico producendo opere di altissima qualità. Dagli anni ’90 si è saputa imporre come fenomeno di grande interesse anche in ambito internazionale, in quanto ha saputo rompere gli schemi tradizionali del proprio passato portando alla ribalta un’arte che guarda molto alla contemporaneità occidentale ma allo stesso modo esprime una autenticità propria.

Per me l’esperienza ha significato imparare a leggere il racconto di una cultura tuttora per parecchi versi lontana, ma che proprio grazie alle sue peculiarità mi ha insegnato a sviluppare una più matura consapevolezza della nostra identità. E soprattutto a riconoscere che anche nell’arte gli scambi e le contaminazioni non possono che arricchire.

Giaele Bosio Compostella


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