Leggere insieme

L’assaggio

Marina Petruzio
1 Marzo 2020

L’assaggio” è un racconto di Roald Dahl del 1953 che Bianca Lazzaro traduce per Donzelli editore; arriva a noi illustrato dalle eleganti figure di Iban Barrenetxea, come già nella versione spagnola del 2014.

Che di vino si tratta lo si racconta in copertina: come in un fuori cornice, il bicchiere e la mano che lo regge arrivano in primo piano lasciando sullo sfondo un figuro grassoccio che il colletto inamidato della camicia da smoking rende ancor più tondo, chierica e riporto scomposto. E si tratta di un rosso, un Bordeaux, come il colore del tessuto del dorso del libro.

La scena per tutta la lunghezza del racconto è centrale e si svolge in una stanza, la sala da pranzo, il che fa pensare a un teatro e lascia all’immaginazione il credere che l’unico esterno della casa londinese della famiglia Schofield, a inizio libro, sia il sipario. Una tranquilla tappezzeria damascata sui toni del beige introduce sulla scena.

A sipario aperto il lettore/spettatore è introdotto in una bella ed elegante sala; la tinta dominante è il caldo marrone dei tendaggi e dei legni di sedie e pavimento, uniti al prezioso tappeto. Le alte finestre riquadrate all’inglese, il camino e la boiserie in bianco creano un contrasto raffinatissimo. Siamo nella casa del più che benestante Mr. Mike Schofield, agente di borsa – e qui il tono di Dahl, si fa politico assumendo un accento giudicante – e di sua moglie. La tavola è preparata per sei, sono le 19 e 57 e all’antica e minutissima cameriera non resta che accendere le lunghe candele bianche poste nei preziosi candelabri d’argento. L’inizio della cena è imminente. A scena aperta, sollevato quindi il sipario londinese, l’attenzione dello spettatore si concentra sul centrale vaso di rose color giallo posto sulla tavola immacolata. La sottile e lunga riga nera della manica della anziana cameriera attira lo sguardo sulla sinistra: è un segno sul foglio, quasi una virgola; il suo ruolo di essere silente l’ha portata all’invisibilità anche quasi  fisica; è alta e magrissima, la sua testa incoronata da una cresta inamidata tra le più bizzarre, veste un impeccabile abito nero; la sua anzianità viene tradita dalle pesanti calze grigie, ma ha orecchie grandi e occhiali altrettanto. Il gatto nero di casa, da sotto il tavolo osserva ciò che accade. I simboli sono tutti in scena e recitano la loro parte. Troviamo quindi, qualche pagina più in là, gli ospiti seduti a tavola: Mr e Mrs Schofield con la loro figlia diciottenne, Louise, una coppia di amici abituali alle cena di casa Schofield e Mr Pratt, Richard Pratt famoso gastronomo e per tutta la lunghezza del racconto li troveremo a tavola in un gioco affascinante di sguardi, piccoli spostamenti di gambe, braccia che si rilasciano, ammiccamenti e…colpi al cuore. In una scena pressoché fissa solo il gatto sembra muoversi e avere il coraggio di rivolgersi al pubblico.

C’è in atto una scommessa, come d’abitudine durante le cene dagli Schofield in presenza di Mr Pratt. Gli indovinelli che gli si tendono sui vini e le loro origini sono sempre più raffinati e la posta in gioco è sempre una cassa del sublime vino. Quasi un gioco tra i due, Schofield e Pratt: sanno bene che sarà il gastronomo a vincere, ma il padrone di casa è sempre felice e lusingato di poter far sfoggio e dono di vini incredibili. Quella sera una bottiglia di Bordeaux viene portata in tavola e servita con la seconda portata, roast-beef e verdure, di quel vino la scommessa prevede venga identificato: luogo d’origine, annata, vitigno e produttore. È un indovinello di elevata difficoltà, il vino sembra essere raro. La tensione a tavola è palpabile, i due duellano quasi, i toni sono di accesa sfida, la posta in gioco è alta: il primo colpo di scena vede  la figlia di Schofield contro due proprietà immobiliari importanti. Se Pratt indovinerà si prenderà la riluttante e allibita Louise; se perderà cederà due delle sue più prestigiose residenze. Gli ospiti sono sfiniti quando il prezioso nettare dall’inconfondibile colore viene versato lentamente nel bicchiere di Pratt da Schofield in persona; la cena ormai fredda giace nei piatti, l’antica cameriera è ferma, quasi un servomuto in un angolo, il piatto con le verdure ancora tra le mani, lo sguardo miope dietro le lenti spesse lo si percepisce fisso, oltre la scena, oltre gli spettatori. Il gatto con un movimento rotatorio si sposta tra le gambe dei commensali e sotto le sedie parlando un linguaggio felino chiaro solo a chi dalla platea gli presta molta attenzione. La descrizione dell’assaggio è così dettagliata e ricercata che quel vino pare di assaporarlo, goccia a goccia, anche a noi, letto/spettatori ormai completamente rapiti dall’atmosfera.

La cena si protrarrà, non con molta piacevolezza, sino a poco più tardi delle 20, ma è alle 19 e 55 – quando tutto sembra perduto, la giovane Louise inclusa – che la cameriera, con aplomb tutto inglese, consegna a Mr Pratt i suoi preziosi occhiali di corno dimenticati, a quanto pare, poco prima nello studio di Mr Schofield. Il finale non si può certo rivelare, il perturbante attraversa la tavola, sconvolge le sedie, i vasi di fiori e le fotografie a scena vuota; resterà a tutti un dubbio sull’origine delle macchie che all’improvviso si trovano sulla candida tovaglia di lino e sul muro a imbrattare la delicata tappezzeria. Nelle ultime due coppie di pagine, le ultime scene di una cena irripetibile: tutto è da riordinare, ma prima di metter mano a quel caos, un bel bicchiere di Bordeaux, gentile e grazioso, dal retrogusto quasi femmineo, del comune di Saint Julien, nella zona di Médoc, di quei piccoli vigneti intorno a Beychevelle. Quante ne potrebbe raccontare l’antica cameriera mollemente adagiata sulla sedia a capotavola, bicchiere in mano a contemplare il gatto che si serve direttamente dal piatto del roast-beef, mentre lei annusa, assapora e schiocca la lingua soddisfatta sul quell’ acidulo tanninico.

 

 

L’assaggio
testo di Roald Dahl
illustrazioni Iban Barrenetxea
traduzione Bianca Lazzaro
edito Donzelli editore
€16
età di lettura dai 10 anni per tutti

 



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