Letteratura

Le cose che passano

Marina Petruzio
28 Marzo 2020

Beatrice Alemagna torna, nell’autunno passato, tra le pagine del catalogo di Topipittori con “Le cose che passano”, un albo contenuto nelle misure dai disegni grandi, che occupano tutta la doppia pagina, poche le parole ma tanti i pensieri a lui affidati, come una scatola in un cui riporre una riflessione profonda e intima per averne cura.

Del colore fluo così dominante nei risguardi e in alcuni particolari delle illustrazioni degli ultimi albi di Beatrice Alemagna, restano il titolo e il dorso, come una lucina che sembra voler richiamare attenzione su quella riflessione, ovunque si trovi.

L’albo si apre con un soffio. È quello di una bambina dalle trecce lunghissime, ramate, il bell’abito verde dal quale spuntano due gambette sottili che indossano calzette a righe. La testa reclinata, le gote gonfie, soffia su quella corolla pelosa che mette il tarassaco per affidare i suoi semi, ben saldi ognuno come a un piccolo ombrello, al vento, o a un soffio bambino. L’espressione è quella lì, quella di chi soffia un soffione, magari esprimendo un desiderio, e prosegue canticchiando mentre il soffione si trasforma in tanti piccoli paracaduti, soffici, trasportando semi che porteranno fiori di tarassaco in altri prati. E di quella sfera che infonde gioia a grandi e piccini non resterà che un gambo privo di interesse. Le cose passano e si trasformano. A volte come gli uccelli, volano via. Il sonno finisce quando spalanchi gli occhi sul nuovo giorno; i graffi guariscono, a volte lasciando dei piccoli sorrisi, lì sulla gamba proprio dove spavento, scoramento e dolore avevano lasciato delle lacrime. La musica si disperde nell’aria facendo dono di sé come le bolle di sapone se non riesci ad acchiapparle in fretta. I brutti pensieri e i sogni inquieti svaniscono così come le lacrime, i capelli che cadono e non ricrescono, o forse lo fanno da altre parti, cambiando il viso di una persona che ci ricordavamo diversa. I denti crescono, cadono e ricrescono, quale magia! La polvere va e viene prendendosi gioco di chi ogni giorno la vorrebbe, con la sua scopa, cacciare via per sempre. Le foglie cadono e il cielo torna sempre sereno anche dopo il peggior acquazzone. E pensare che anche i pidocchi, prima o dopo, spariscono!

Piccole riflessioni su un quotidiano noto, i cui mutamenti sono a volte difficili da cogliere perché lenti, perché il tempo è un concetto astratto e ha bisogno del sole e della luna per essere spiegato, oppure perché ci passiamo accanto senza rifletterci troppo, soffiando fiori di tarassaco in giro, trecce al vento. E dentro i bambini, con le loro personalità sempre in movimento, il loro essere in costante divenire. Tutti i bambini sono persone piccole che un giorno cambieranno, un pensiero appuntato in Che cos’è un bambino? torna dopo tanti anni, di trasformazioni, di cose che passano, preludio a riflessioni in costante divenire. Come quella tazza poggiata sul tavolo, a metà libro. Una pausa fumante tra pensieri velati di nostalgia, altalenanti tra passato e futuro, tra quel che di bello c’è nell’andare avanti, nel mutare e in quel mutare esserci e tra quel che ci lasciamo alle spalle. C’è bisogno di casa, e di una tazza fumante e odorosa di latte, come quella di Edith, o di cioccolata come in un grande giorno di niente, o di caffè, di un luogo dove iniziare a mutare e di un altro dove tornare mutati ma pur sempre casa, tazza fumante, gesto di cura, mamma. E quando il fumo evapora gustarne un lungo sorso e ricominciare a osservare. E nel legare il suo lavoro, ricordandone i momenti intimi, come in una grande e lunghissima storia che accompagna in quel che passa, Beatrice Alemagna, dopo quel caffè, fa il punto su qualcosa che non passa mai e che non può passare: l’amore della mamma, quel qualcosa in divenire che accresce nel cambiamento, che lo accoglie con naturalezza come un soffio su quella sfera pelosa.

Una riflessione grande, un seme posto, una sicurezza accertata, tra figure a tutta pagina dai toni smorzati perché è un pensiero, una presa di coscienza per i grandi, una riflessione per i più piccoli, da fare insieme, non c’è bisogno di urlare. Il passaggio, tra quel che c’è e quel che passa, è disegnato su un foglio da lucido, nebbioso, che rende un po’ meno chiara l’immagine sotto per svelarla poi, mettendo un punto al pensiero, mentre il disegno si sposta, come in un passaggio vero e proprio, sulla pagina di sinistra non appena si gira pagina.

Nulla è lasciato al caso, o tracciato distrattamente. Come in Che cos’è un bambino? Ogni bambino mostra caratteristiche differenti, un vestito scelto la mattina di cui Beatrice Alemagna disegna righe, quadretti, texture e patterns, trafori e intarsi. Perché anche quella maglietta passa, il vestito verde non andrà più bene un giorno, ma forse te ne ricorderai, come una cosa passata, perché la indossavi proprio quel giorno in cui, rientrando a casa dopo tanto soffiare, sul tavolo ad aspettarti una tazza fumante, un pensiero per te. Come quella che hai lì davanti a te ora: non più latte o cioccolata, ma caffè, fumante allo stesso modo.

 

 

 

Le cose che passano
di e illustrato da Beatrice Alemagna
edito Topipittori, 2019
€18
età di lettura: dai 5 anni per tutti

 



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