Green

Le green news di maggio in 3 keywords: oasi, riciclo e tutela

Alessandra Buscemi
12 Maggio 2019

Un tuffo nella natura incontaminata della giungla: il verde è lussureggiante ad Amanbagh, in India, e fa da cornice al moderno palazzo Mughal, scolpito in marmo rosa e arenaria locale, con archi smerlati e cupole che rendono omaggio all’età d’oro del subcontinente indiano. A 90 minuti dalla frenesia di Jaipur, palme, frutta ed eucalipto, gli alberi verde smeraldo ombreggiano le piscine. Qui è possibile partire per la scoperta delle rovine maestose e della giungla del parco nazionale di Sariska, dove si trovano le tigri, che ancora vagano in libertà. Per riconnettersi con la natura e se stessi non mancano i trattamenti Ayurveda nati proprio dalla cultura e dalla storia di questo antico e magico territorio.

Un cuore verde, attento all’eco-sostenibilità e il rispetto per l’ambiente, sono al centro di Riva del Sole, un resort nella Maremma Toscana, da quest’anno plastic free. Per coinvolgere gli ospiti è stato redatto un regolamento basato sulle 3 “R” (Riduci, Ricicla, Riusa) con l’obiettivo di diffondere il rispetto per la natura. Viene promosso l’utilizzo di biciclette e auto elettriche, si praticano un corretto approvvigionamento di materiali e risorse, l’uso di pannelli solari e la riduzione del carbon impact, che rendono la struttura rigorosamente eco-sostenibile. Anche la gestione dei rifiuti è in linea con la filosofia di tutela dell’ambiente; oltre a un’isola ecologica per una corretta raccolta differenziata, dagli olii esausti di cucina ai materiali uso ufficio, raccolti, riciclati e smaltiti. Sono presenti anche campane differenziate e un’area-deposito per i rifiuti verdi con stoccaggio e smaltimento. Quasi tutte le lampade della struttura sono a LED a basso consumo. Per spostarsi invece, sono disponibili le macchine da golf elettriche, come elettrici sono il van della manutenzione e l’auto di cortesia in dotazione dall’hotel.

All’inizio degli anni Novanta l’alcelafo di Swayne (Alcelaphus buselaphus swaynei), una specie di antilope endemica dell’Etiopia, era a un passo dall’estinzione, decimata dal bracconaggio e dalla perdita di habitat. Questo grande erbivoro dal muso prominente, di cui sono state classificate otto sottospecie, sopravvive oggi solo nel Senkelle Swayne’s Hartebeest Sanctuary, un’area protetta istituita nel 1971 che si estende per 58 chilometri quadrati nella regione dell’Oromia, in Etiopia. L’estinzione si bloccò e ora il merito riconosciuto è di alcune comunità locali che si sono fatte carico della conservazione della specie, anche in virtù di alcuni precetti culturali e religiosi. Kabeto Edamo Wabe, attuale leader del popolo Oromo, ha raccontato al giornale Mongbay che un ruolo decisivo fu ricoperto da suo zio, leader religioso della comunità negli anni Novanta. L’uomo riunì le popolazioni dei villaggi circostanti, e i nativi formarono un apposito comitato, confermando la grande importanza dei popoli indigeni nella conservazione della natura. “Da quel giorno la caccia agli alcefali di Swayne si fermò”, ha dichiarato Wabe. Se questo fu possibile il merito è anche del gada, il tradizionale sistema di classi sociali del popolo Oromo: invitandole a pensare alle conseguenze dell’estinzione dell’alcefalo di Swayne e suggerendo loro che Dio li avrebbe mal giudicati per la scomparsa di queste creature.



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