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Lei ha avuto una vita felice

staff
26 gennaio 2012


Perché la verità è che a noi cugine piace incontrarci, prendere un thè e decidere, in una serata ventosa, di fare visita ai nonni. I nonni che ci hanno cresciute e che amiamo. I nonni che ci accolgono con dolciumi di ogni genere, i nonni che dividono la loro cena con noi. I nonni che ci offrono tutto quello che hanno. I nonni con cui decidiamo di aprire una vecchia scatola di scarpe piena di vecchie fotografie ingiallite. Non è un topos e questi non sono luoghi comuni. Questi sono i miei nonni materni e questa è la serata appena trascorsa. Con la televisione spenta. Abbiamo riso e scherzato, riconoscendo i nostri genitori in vecchie foto. Immaginando le loro vite senza noi.
E l’abbiamo fatto chiacchierando con la nonna. Chiedendole della sua storia d’amore. Abbiamo scherzato per ore. Scoprendo che ho ereditato il mio strabismo di Venere dalla bisnonna Olimpia, che ho le stesse ginocchia di mia madre e di mio zio. Che la passione per i tacchi alti era la stessa che mia nonna, con il suo dialetto, ci ha raccontato di avere avuto da ragazza. Abbiamo scoperto che la frase che lei ripete più spesso è che HA AVUTO UNA VITA FELICE. Che anche lei come molte di noi, aspettava il suo uomo la sera. Sveglia. Affacciata alla finestra, mentre i bambini dormivano. E appena ne intravedeva l’ombra, si nascondeva sotto le coperte, facendo finta di dormire. Perché “agli uomini certe cose non bisogna mai mostrarle”.
Noi l’ascoltiamo dire che il nonno voleva decidere ogni cosa e le rispondiamo con amarezza che tuttavia forse, è meglio così! Che invece a noi donne oggi è lasciata troppa possibilità d’azione. Ci battiamo per essere autonome ma la verità è che, anche noi, vorremmo un compagno che sappia fronteggiar le situazioni e tenere le redini del comando. Abbiamo sorriso e ci siamo abbracciate. Ci siamo riprese e fotografate, insieme. Le abbiamo raccontato che per noi le cose oggi sono diverse. Sono più difficili. C’è più libertà e meno amore. Ci sono più relazioni e meno storie. A volte non si ha neanche il tempo di conoscersi veramente. Ci si basa su delle frasi scritte a metà. Su una fotografia mal scattata. Su dei pregiudizi mal celati, sul colore di una cover. Su un cappello o su un paio di baffi. Abbiamo riso di gusto quando la nonna ci ha raccontato che da ragazza risparmiava il più possibile “per comprare le lenzuola”. Quelle dell’agognato corredo. Le abbiamo spiegato che oggi, invece, esiste l’IKEA. Che ci si sposa e si va lì. Pensava fosse una nuova chiesa. Le abbiamo detto che è un grande negozio dove ormai si possono comprare arredi per la casa, senza spendere tanto. Ci ha pensato. Ci ha guardate con faccia perplessa, ma poi ha ammesso che, effettivamente, il rituale del corredo era lungo e troppo fastidioso. Alla fine anche a lei ci ha confessato di non averlo mai sopportato. Ma comunque un lenzuolo a testa, ce l’ha già regalato.
La nonna è bella per questo. Perché sa ascoltare, sa sorridere con noi, sa godere della nostra giovinezza e di tutte le cose che le facciamo conoscere. Adesso sa che il mio telefono non ha i tasti e può anche fare delle foto. Non riesce a capire bene il perché, ma è felice così. I suoi vecchi detti dialettali hanno reso concreti, idee e concetti che non potrei mai riportare su “carta”. I viaggi di nozze che non esistevano, l’amore che si accontentava di una passeggiata in giardino per “vedere di che colore fossero le rose”, le frasi sussurrate, le proposte a mezza voce. Tutto era lento. Ma le dinamiche erano le stesse. Le feste in casa dove si indossavano gli abiti più eleganti. La musica. Mia nonna non ballava. Ci si incontrava e ci si piaceva. Le sensazioni non erano confessate, se non agli amici e alle amiche. Nulla era esplicito. Bisognava attendere. E capire, sapere, immaginare.
65 anni di matrimonio sono tanti. Per me un’utopia ormai. A quest’ora avrei dovuto già essere sposata. E non lo sono. E non penso di diventarlo nel prossimo futuro. Ma mia nonna non è preoccupata per me, mi ha detto di trovare uno che mi piaccia. Che piaccia solo a me. Mi ha detto di sceglierlo con cautela. Ha fiducia in noi. Ha confessato di sapere che i maschi sono furbi, ma di essere convinta che le donne lo siano di più. Lei ha sempre parlato poco. E’ passata dal dare ascolto a sua madre, al dare ascolto a suo marito. Le è andata bene: i due raramente si sbagliavano! Sa che i compromessi ci sono e cerca di insegnarlo a noi. Noi che non scendiamo più a patti con nessuno, neanche con noi stesse. Neanche con i nostri difetti. Figurarsi con quelli degli altri! Non si può dire che io abbia ereditato pazienza e costanza da lei. Si può dire, però, che io abbia i suoi stessi occhi. Si può dire che io abbia passato una serata con lei, parlando e riascoltando storie che già conoscevo. Immaginando mio nonno che non si è inginocchiato per chiederla in moglie perché “lei non è mica una Madonna!”. Ho sentito dirle che è il nonno che bada alla raccolta differenziata, che era lui, che a casa decideva a che ora far ritirare i figli. Sorridendo di gusto, la nonna ha detto di non aver fatto viaggi prima d sposarsi, e in verità, di non averli fatti neanche dopo. Ma ha cresciuto tre figli, amato un marito che l’amava e oggi mi ha confessato che le sarebbe piaciuto imparare a guidare. Così avrebbe potuto uscire e andare dove voleva. Ma io so che non si sarebbe allontanata mai troppo. Perché il suo mondo è costruito per due. Perché in due, vanno a dormire ogni notte da sessantacinque anni e perché alla fine….è questo l’amore.
Godete della mia riflessione sui rapporti che, per la prima volta, non ha nulla di ironico e disincantato. Solo perché io ho visto mia nonna spegnere le sue novanta candeline e l’ho vista ricevere un bacio da suo marito. Piangendo di gioia. Di fronte a queste scene, il mio cinismo ha deciso di andarsi a fare un giro.

 

St.efania