Postcards

Lenola, alle radici della creatività

Carla Diamanti
25 dicembre 2015

Postcard Lenola

Sei lettere e tre sillabe accompagnano la geografia della mia vita. Oggi Parigi, ieri Torino, da sempre romana. Sei lettere e tre sillabe si rincorrono in tutti i miei luoghi, anche in quello in cui affondano (e si aggrappano come a un porto sicuro) le radici, Lenola. Sei lettere e tre sillabe, queste, che profumano di mare d’estate e di mosto in autunno, hanno il gusto delle olive appena spremute e delle uova spennellate sulle torte dolci o salate.

2. Lenola

Per chi scrive il rischio è che le parole si tingano dei ricordi e delle emozioni. Ma una Postcard in fondo non è anche questo? Scegliere un’immagine, accompagnarla con un commento personale e spedirla a un destinatario caro? E allora questo Natale il mio regalo è una Postcard ancora più intensa, colorata dalle corse per raggiungere gli amici sulla spiaggia oppure sul muretto lungo la passeggiata dello struscio serale: quale paese non ne ha almeno una? La spiaggia è quella più in basso, ai piedi della collina su cui si aggrappa Lenola di sei lettere e tre sillabe (proprio come la provincia, Latina). Quattrocento metri sul livello del mare, o poco più, ne hanno da sempre fatto il vanto e il richiamo. Ora per le brezze estive che rinfrescano l’afa, ora per gli inverni che sanno di sapori autentici, di quelli buoni e che ci convincono di farci anche tanto bene. Basta contare gli ultracentenari in buona salute, festeggiati uno dopo l’altro dai paesani. La spiaggia, dicevo. È quella falce di sabbia bianca che orla il mare bellissimo della Riviera di Ulisse e che si allunga come una striscia di luna a toccare i due astri della costa, Sperlonga la candida, anche un po’ snob, e Terracina, profumata di fragole e di storia. I monti attorno a Lenola sono quelli del Parco degli Aurunci che a guardarli sembrano un po’ anonimi ma che poi a esplorarli ti stregano parecchio. A fare da corona ci sono le colline ricoperte dalle foglie d’argento degli ulivi. Loro no, che non sono anonimi. Hanno una sagoma inconfondibile, snella e forte, hanno tutti un nome, quello del proprietario attuale o quello del nonno o del bisnonno. Contrariamente alle mie, attratte come calamite ogni festa comandata, le loro radici li stanno portando lontano, vuoi per la qualità e per il gusto dell’olio, vuoi per la fama: sarà anche merito loro se qui si si diventa centenari? Loro, certo. E delle sostanziose specialità locali. Variano con le stagioni ma non con gli anni. Me le ricordo da sempre, sono loro che scandiscono le feste e i mesi, l’estate e l’inverno. Inutile cercarle quando il calendario non lo prevede, non si troverebbero.

Fuori si spingono anche le radici della creatività. Soprattutto quella che si esprime nelle arti visive. Qualcuno dipinge, qualcuno fotografa, qualcuno racconta con le immagini dei cortometraggi che si fanno sempre più strada. La cultura è un vanto. Come la politica – paese prodigo di figure, questo – e come la religione. Yin e yang, sacro e profano, Peppone e Camillo. Si guardano dalle due colline più alte, una con le case strette attorno al municipio e al castello dei signori, l’altra dominata dal Santuario (fresco di elevazione a Basilica) testimone del miracolo che ogni anno, il 15 settembre, richiama chiunque possa tornare al paese per seguire la statua ammantata di azzurro e poi aspettare a testa in su i fuochi d’artificio attorno al campanile dove si accende una sagoma a forma di M. Quella di Maria.

Ma adesso è Natale. E Natale è l’appuntamento con le Pupille che si schiudono al mondo a mezzanotte del ventiquattro dicembre, intonate dai fedeli in coda fra i banchi della chiesa madre per inchinarsi, come ogni anno alla stessa ora, davanti al Bambinello.

Adesso sì, che è davvero Natale.

 

Carla Diamanti
www.thetraveldesigner.it

Photo credits: Nicoletta Diamanti


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