Leggere insieme

Leo. Una storia di fantasmi

Marina Petruzio
3 Novembre 2019

Leo. Una storia di fantasmi” è un albo del 2015 scritto da Mac Barret e illustrato da Christian Robinson e nominato, alla sua uscita dal New York Times, miglior libro illustrato dell’anno. Terre di Mezzo accetta la sfida e con la traduzione di Giulia Rizzo lo pubblica in Italia.

Leo è un bambino, disegnato su un foglietto di quella carta chiamata da lucido, quella che se appoggi su un disegno sembra vi si sia steso sopra un velo di nebbia, di quel colore opalino, dall’effetto traslucido. Sembra un po’ un bambino di altri tempi con la giacchetta con doppia fila di grandi bottoni, un grande fiocco allacciato al collo, i pantaloni corti e le scarpe stringate e quella pettinatura da bambino per bene che fu perchè, ahinoi, ad oggi è diventato trasparente. Leo è un fantasma. E tutto in questo albo parla di trasparenza: Leo, il colore tenue del muro dato ad ampie pennellate in un colore acquoso che si fa come trasparente. Una porta blu, che racconta di notti popolate da chissà quali presenze, di altri luoghi, di un colore dove puoi immaginare altre forme, vedervi dentro altre cose. Non aprire quella porta! L’albo dove sta Leo, la casa dove risiede, la città dove si muove, hanno il colore dell’acqua. Che se la metti in un secchio è trasparente come un foglietto da lucido. Oltre quel colore facilmente penetrabile un bianco folgorante, una luce ultraterrena.

Superati i risguardi a disegni come tracciati con un dito nella polvere, la storia inizia nella primissima pagina con Leo che, attraverso due piccole scrostature di colore, attraversa un muro ed entra, per riapparire sorridente nell’ultima pagina prima dei risguardi perfettamente integro e intero, se non proprio visibile! Forse da fantasma è più comodo così che aprire la porta.

Che i fantasmi vivano per il resto dei giorni del mondo nella casa dove avevano dimora dopo che un qualche tragico fattaccio terreno li ha resi invisibili ai più, è noto a tutti. Case che si svegliano e popolano la notte, infestate da spiriti tra il simpatico e l’indisponente, fantasmi di ogni genere e tipo che si trovano a interagire con famiglie di ogni genere e tipo. Alcune irriverenti e ciniche al punto che nulla un fantasma può, altre, come tradizione vuole, perfettamente terrorizzabili, ne è piena la letteratura per ragazzi e non. Così per Leo che è un fantasma che la maggior parte delle persone non vede, i bambini sì però. Leo da fantasma viveva, come da bambino, in una grande casa al limitare della città, con un bel giardino e alberi a ornarlo. Lì stava, ormai solo, leggendo libri e disegnando nella polvere da un tempo infinito.

Ma le cose per Leo cambiano con l’arrivo dei nuovi proprietari, poco disponibili alla sua gentilezza e a veder un vassoio ricolmo di tazze e teapot, tè alla menta e panini al miele che nel pomeriggio si aggira a mezz’aria per le stanze della dimora. Così, dopo uno scienziato, un prete e un medium chiamati per sbarazzarsi dell’infestante fantasma, Leo bambino buono e di cuore decide che dopo tutto quel tempo passato in casa un po’ di tempo fuori non potrebbe che fargli bene. E trasparente, per il viale se ne va, più fantasma che mai. Mai vita di un fantasma fu più fortunata e Leo ben presto viene “notato” da Jane che disegna castelli e cavalieri, battaglie e draghi, con un gessetto sul marciapiede. Quale miglior amico immaginario di un fantasma! E Leo in un batter d’occhio si ritrova Cavaliere della tavola Rotonda con Sir Woof, cane fedele, Sir Mao, un gatto fedele, e Sir Cip, un criceto gigante, tutti rigorosamente immaginari! Ma può un fantasma vivere in mentite spoglie? Tradire la bambina che lo ha accolto in casa sua, tra i suoi giochi, nella sua mente e farle credere per sempre di essere immaginario e non fantasma? No, non può, almeno non Leo che fu bambino buono e per bene. Come venne a Leo l’idea, che mai lo aveva sfiorato prima, in tutto quel tempo, di indossare il miglior abito da fantasma, il lenzuolo, va scoperto piano piano, sfogliando e leggendo.

Qui, possiamo solo notare che i blu dell’albo sono tanti, che un blu più denso o meno denso disegna una tenda, una porta, le foglie di un albero o la sua chioma, le scale di casa e il vetro della finestra e anche lui, Leo. Che in una notte di sirene spiegate due signore del vicinato si presentano rigorosamente in vestaglia e pantofole, l’una in bigodini, l’altra in cuffietta da notte. Che Jane porta i dreadlocks e la sua mamma indossa il turbante oltre a sfoggiare un sederone da mammy africana e che i blu, un po’ più grigi, un po’ più pallidi, un po’ più intensi e scuri disegnano perfettamente la pelle delle persone che possiamo riconoscere bianca, rosata, grigia o scura, così come i tessuti e i colori degli abiti, anche in una notte perfettamente tersa dall’aria trasparente. Con un solo colore e le sue sfumature.

 

Leo. Una storia di fantasmi
Testo di Mac Barnett
Illustrazioni di Christian Robinson
Traduzione Giulia Rizzo
euro 15
età di lettura: per tutti

 



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