Cinema

L’inganno di Sofia Coppola: remake o esercizio di stile?

Michela D'Agata
28 settembre 2017

“L’inganno” (in originale ” The Beguiled“) è l’ultimo film diretto da Sofia Coppola, grazie al quale ha vinto il premio come Miglior Regia alla settantesima edizione del Festival di Cannes.
Secondo adattamento del romanzo di Thomas P. Cullinan, il film si configura come remake di una nota pellicola del 1991 diretta da Don Siegel, “La notte brava del soldato Jonathan“, che vedeva Clint Eastwood come protagonista. Siamo negli anni della guerra di secessione e nei boschi della Virginia si nasconde una casa adibita ad istituto educativo diretto da Miss Farnsworth (Nicole Kidman), in cui abitano l’insegnante Edwina (Kristen Dunst) e cinque allieve di varie età.

Trovato da una delle allieve solo e ferito nel bosco, il caporale (dell’esercito nordista, quindi un nemico) John McBurney, interpretato da Colin Farrel, verrà accolto da Miss F. che deciderà, in preda ad un fervente spirito di carità, di non consegnarlo all’esercito della confederazione almeno fino a quando non si sarà completamente rimesso.

Questa presenza maschile creerà non poco scompiglio all’interno di un microcosmo tutto al femminile, la cui monotona vita sino ad allora si alternava tra preghiere, lezioni di francese e lezioni di musica. Scoppieranno conflitti, egoismi, strategie e sotterfugi senza precedenti: tutto gravita intorno alla stanza dove giace malato il caporale ed ogni azione delle fanciulle è finalizzata ad attirare il più possibile le attenzioni dell’uomo, che farà altrettanto fatica a rimanerne indifferente… Ma non sveliamo oltre.

Un thriller che sfocia in un presunto psicodramma e che analizza, sia da un punto di vista maschile ma soprattutto femminile, i tratti più istintivi ed impulsivi della natura umana, che in questo caso prenderanno rovinosamente il sopravvento.

La direttrice Nicole Kidman veste i panni di un personaggio più freddo e razionale: dotata di un dissimulato cinismo sarà capace manovrare la delicata situazione a suo uso e consumo e a farne le spese sarà proprio il caporale, un Colin Farrel non proprio in splendida forma. Mentre una perfettamente maliziosa Elle Fanning ruba la scena ad una più composta Kristen Dunst, qui alla terza collaborazione con la regista.

Per lo stile e le tematiche affrontate è diretto il richiamo all’opera prima della Coppola,Il giardino delle vergini suicide, film altrettanto drammatico e al contempo equilibrato. Eccellenti gli effetti sonori, in grado di catapultarti nella scena, e – inutile dirlo – senza pecche anche la regia. Purtroppo però la trama non regge la dicitura di “thriller psicologico” e la sceneggiatura, al pari della caratterizzazione dei personaggi, a tratti rasenta il comico in modo molto probabilmente  involontario.

La sensazione appena usciti dalla sala é quella di aver assistito ad un remake (davvero così indispensabile?) travestito in un mero esercizio di stile, peraltro già visto.


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