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“L’Italia a Hollywood”: 5 buoni motivi per vedere la mostra al museo Ferragamo

Martina D'Amelio
24 maggio 2018

Salvatore Ferragamo e Audrey Hepburn in una foto d’archivio

Apre i battenti oggi 24 maggioL’Italia a Hollywood”, la mostra al museo Ferragamo che sonda il rapporto dello shoe designer con i divi del cinema, intercorso negli anni dal 1915 al 1927 (e non solo). Ecco perché, se vi trovate a Firenze, vale una visita.

1 |“L’Italia a Hollywood”, ospitata fino al 10 marzo 2019 al museo Ferragamo all’interno di Palazzo Spini Feroni, si propone come un’esposizione a metà tra cinema, arte e moda. Divisa in otto sale, è curata da Giuliana Muscio e Stefania Ricci, quest’ultima direttrice del museo. L’allestimento scenografico vede ancora una volta protagonista Maurizio Balò. “Abbiamo capito che bisognava indagare sugli anni hollywoodiani per capire la nascita di una genialità e di un successo come quello di Salvatore” racconta Ricci. L’exhibition è stata resa possibile grazie all’intervento della storica Elvira Valleri, che ha per l’appunto indagato l’esperienza californiana di Ferragamo.

Salvatore Ferragamo, Scarpa Chiusa, 1925

2 | L’exhibition infatti racconta, proprio come la trama di un film, il periodo in cui Salvatore Ferragamo visse negli Stati Uniti, in particolare a Santa Barbara in California, nel pieno degli affascinanti anni Venti. Lo spunto? Il racconto autobiografico di Salvatore Ferragamo stesso. “La Hollywood nella quale arrivai, durante la primavera del 1923, era ancora in quel tempo piccola, poco più di un villaggio al sole. Gli studios erano pochi e, in confronto al loro sviluppo futuro, di modesta entità e di capitali limitati. Quando tornai nel 1927, tutto era cambiato. Gli studi cinematografici erano diventati più grandi e finanziariamente molto più solidi: ora a distanza di tempo, guardando indietro mi sembra di individuare un parallelismo tra l’industria cinematografica e il mio lavoro” racconta egli stesso nell’autobiografia “Il calzolaio dei sogni”, pubblicata nel 1957. Un testo dove lo shoe designer ripercorre tutta la sua vita, dall’infanzia a Bonito all’esperienza a Napoli e alla decisione nel 1915 di raggiungere i fratelli in California, dove imparerà l’inglese, stringerà contatti e si dedicherà a sviluppare quella passione per le scarpe che gli cambierà la vita.

3 | Ed è proprio prendendo spunto dal racconto autobiografico di Salvatore Ferragamo che “L’Italia a Hollywood” indaga il fenomeno migratorio e l’influenza esercitata dal mito e dalla cultura italiana in California, narrato attraverso la collaborazione del designer con le personalità cinematografiche dell’epoca. Nelle sale del museo è narrata la collaborazione con registi come David Wark Griffith e Cecil B. DeMille (che gli commissionò i calzari romani per “I Dieci Comandamenti”). E poi l’apertura, nel febbraio del 1923, dell’esclusivo Hollywood boot shop, frequentato tra gli altri da Mary Pickford, Charlie Chaplin, Joan Crawford, Lillian Gish e Rodolfo Valentino (suo cliente affezionato), una vera e propria mecca per registi e divi del cinema.

Joan Crawford con Salvatore Ferragamo in una foto d’archivio

4 | L’epoca del divismo è perfettamente raccontata da alcune testimonianze fashion e non in mostra: come le décolleté Spectator in antilope bianca e vitello blu create nel 1925 per Alice White. Le calzature delle star nascenti si mixano a fotografie, spezzoni, oggetti, e raffigurazioni artistiche. Sembra proprio di trovarsi in uno degli studios americani dell’epoca: ad abiti e It Shoes si uniscono anche i ritratti delle dive come Lina Cavalieri, stampati su quaranta piatti di ceramica da Piero Fornasetti. E poi, l’Hollywood boot shop è stato ricostruito fedelmente: l’allestimento è accompagnato da una video installazione che riproduce elementi reali della vita in quegli anni nel famoso quartiere di Los Angeles.

5 | D’altronde, la mostra si propone di sondare temi che vanno oltre l’opera dello shoe designer e indaga il rapporto più ampio dell’Italia con la produzione cinematografica hollywoodiana, proponendosi come un appuntamento imperdibile anche per gli appassionati di cinema. Il progetto Two young Italians in Hollywood curato da Lo Schermo dell’Arte Film Festival, con Manfredi Gioacchini e Yuri Ancarani, due giovani artisti chiamati a realizzare una serie fotografica e una video installazione, sonda il terreno inesplorato del cinema muto all’italiana Oltreoceano. La mostra vuole anche chiarire la considerazione degli italoamericani da parte della cultura Wasp-White anglo-saxon protestant, combattuta tra tricolore e stereotipi. L’esposizione in questa direzione si avvale di prestiti prestigiosi, forniti da musei e collezioni pubbliche e private italiane e americane. Un piccolo spazio è dedicato anche alle produzioni americane girate in Italia in quegli anni, come “Ben Hur” e “Romola”, ed esplora l’impatto di alcuni film italiani sul cinema americano, soprattutto quelli ispirati alla romanitas, come “Cabiria” di Giovanni Pastrone. Per arrivare agli italiani che a Hollywood vivono e lavorano oggi.

Un intreccio a doppio filo tra Italia e America, al passo con l’opera fashion di Salvatore Ferragamo.

 

L’Italia a Hollywood
Dal 24 maggio 2018 al 19 marzo 2019
Museo Salvatore Ferragamo
Palazzo Spini Feroni, Firenze


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