Arte

Liu Bolin: 5 cose da sapere sull’uomo invisibile al Mudec

Elisa Monetti
10 Maggio 2019

Liu Bolin, Hiding in the Italy – Duomo di Milano, 2010. Courtesy: Boxart, Verona

Il Mudec – Museo delle Culture di Milano si prepara ad ospitare, dal 15 maggio al 15 settembre, un’affascinante mostra fotografica, tutta dedicata ad un artista dalla straordinaria creatività: “Liu Bolin. Visibile Invisibile”.

L’uomo Invisibile, con questo nome è conosciuto, occuperà le sale del museo con i suoi incredibili scatti: maestria del mimetismo, fotografie che lo immortalano nascosto in immagini di ambienti, oggetti, luoghi. Una cifra stilistica assolutamente unica che, ad uno sguardo superficiale, potrebbe passare come un divertente inganno ottico, ma che, in realtà, nasconde – è proprio il caso di dirlo –  significati ben più profondi. Scopriamone alcuni.

Il mimetismo
Per comprendere le ragioni del mimetismo di Liu Bolin occorre tornare alle sue prime opere di questo genere. Diplomato a Pechino presso l’Accademia Centrale d’Arte Applicata, l’artista comincia a lavorare in un periodo davvero prolifero per la società cinese in ricostruzione dopo gli anni della Rivoluzione Culturale; stabilitosi in quello che era considerato il quartiere degli artisti di Pechino, Liu Bolin è costretto ben presto a fare i conti con il suo governo che, per questioni di edilizia urbana, decide di abbattere tutta l’area per costruirvi nuovi edifici.
È tra le macerie del suo studio ormai raso al suolo che l’artista ambienta il suo primo mimetismo, in un atto di protesta silenziosa che con forza vuole sottolineare il proprio senso di appartenenza a quel luogo.
Il suo nascondersi assume perciò un significato unico, diventa espressione del senso di appartenenza, del sentirsi parte di un ambiente, con il proprio corpo oltre che con lo spirito.

Liu Bolin, Hiding in the Italy – Teatro alla Scala n°2, Milano, 2010. Courtesy: Boxart, Verona

Uomo e natura
Quello che nasce animato dalla protesta, diventa col tempo una riflessione creativa incredibilmente più ampia, capace di abbracciare temi quali il rapporto dell’uomo con la natura e la società.
“È un gesto di denuncia. Cos’è oggi lo sviluppo dell’essere umano, e dove porta? L’uomo sta scomparendo nel suo ambiente. La tecnologia ha portato molto sviluppo materiale, ma per restare umani cosa si deve fare? Io non voglio perdermi in questo labirinto, perciò scelgo questa forma di difesa. Io sono per un’arte di impegno civile”. Parlando di appartenenza Liu Bolin va a toccare la natura stessa dell’essere umano, figlio quanto artefice del proprio ambiente. Tematica che nel mondo attuale resta davvero centrale.

L’Italia
Il rapporto che lega Liu Bolin al nostro Paese affonda le radici nel passato. L’Italia è stata per i suoi lunghi anni di studio un riferimento incrollabile in ambito artistico: è stata il primo luogo visitato dall’artista al di fuori della Cina, è stata e rimane tutt’oggi fonte di grande ispirazione.
Ad affascinarlo del nostro paese, la cultura prima di tutto: una cultura di conservazione e valorizzazione dei beni che lui stesso ha contribuito ad alimentare, ambientando interi cicli di opere tra le bellezze del bel Paese. Negli scatti di Hiding in Italy lo vediamo mimetizzato sullo Scalone d’Onore della reggia di Caserta, tra le guglie del Duomo di Milano o dentro al Colosseo.
Negli anni l’artista non manca di abbracciare anche dinamiche sociali centrali nella penisola, quali la questione dei migranti, testimoniata da un commovente lavoro del 2015, Migrants.

Liu Bolin, Fade in Italy – Design. Fashion, 2014. Courtesy: Boxart, Verona

La moda
Ulteriore ambito che ha visto l’artista impegnare la propria creatività è quello della moda. Mosso da una vocazione per la bellezza, Liu Bolin ha collaborato con diverse Maison. Si è nascosto tra le righe bretoni di Jean Paul Gaultier, tra eleganti abiti rosso Valentino, tra coloratissime calzature Tod’s ed è arrivato addirittura al polo nord con Moncler.

L’artista
La riflessione di Liu Bolin circa la figura dell’artista è tanto attuale quanto, molto spesso, incompresa. In primo luogo egli non si identifica con un solo stile: fa coincidere nelle sue opere scultura, pittura, fotografia e performing art. Sostiene poi che ciò che rende tale l’artista sia la capacità mentale di generare un’idea più che quella manuale di realizzarla: sono infatti i suoi assistenti a dipingerlo e fotografarlo nella grande maggioranza selle sue opere, ma è la progettualità, da lui concepita, ad assicurargli lo status di artista. Insomma, l’idea più che il pennello. Una visione che, insieme al suo desiderio di far riflettere sulla condizione dell’uomo nel nostro tempo, lo riconferma uno degli artisti per spirito più contemporanei.

 

Liu Bolin. Visibile Invisibile
15 maggio 2019 – 15 settembre 2019
Mudec – Museo delle Culture, via Tortona 56, Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì / mercoledì / venerdì / domenica 09.30-19.30; giovedì / sabato 9.30-22.30



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