Cinema

Lumières, la festa del cinema francese

Carla Diamanti
30 Gennaio 2020

Poche paillettes ma molta qualità. In sintesi, è l’omaggio che Lisa Nesselson, presidentessa dell’Académie des Lumières, fa al cinema francese: “Talvolta mi chiedono perché, da americana, abbia scelto di vivere a Parigi. Amo il cinema e la Francia è una sorta di poltrona privilegiata per godere di questo incredibile spettacolo”. L’Esagono concentra un quarto delle sale cinematografiche di tutta l’Europa e il maggior numero di donne cineaste al mondo, Parigi da sola offre una programmazione annuale di oltre 300 pellicole francesi e di quasi 400 straniere. “Come dire che gli appassionati della quarta arte non hanno una sera libera e nei fine settimana sono impegnati con almeno due proiezioni diverse”, aggiunge Lisa.

C’è anche questo, all’origine delle Lumières, il premio annuale attribuito dalla stampa internazionale al cinema francese. E per festeggiare il quarto di secolo, l’Académie ha scelto l’Olympia di Parigi, un palcoscenico importante su cui si sono avvicendati i vincitori della venticinquesima edizione.

Isabelle Huppert, presidente della Cerimonia, è la prima a salire sul palco per dare il benvenuto in diverse lingue a ospiti e giornalisti. Sarà lei a consegnare, a fine serata, il premio al miglior film, “Les Misérables“, una pellicola che a Victor Hugo offre la chiosa finale del lungometraggio «Mes amis, retenez ceci: il n’y a ni mauvaises herbes, ni mauvais hommes, il n’y a que de mauvais cultivateurs» (“Amici, ricordate: non esistono erbe cattive né uomini cattivi; ci sono solo cattivi coltivatori”). Il dramma poliziesco, ambientato nella regione attorno alla capitale, in nomination come miglior film straniero agli Oscar e ai Golden Globes 2020, premiato a Cannes, a Deauville, a Durban e incoronato al Premio del Cinema Europeo 2019, è diretto da Ladj Ly, il giovane regista premiato anche con le Lumières per la migliore sceneggiatura insieme a Giordano Gederlini e Alexis Manenti, incoronato all’Olympia come miglior attore esordiente.

Nella rosa dei candidati a miglior film, “J’accuse è stato premiato per la regia di Roman Polanski, assente alla cerimonia. Il suo lungometraggio dedicato all’affaire Dreyfus, che ha ricevuto anche il Gran Premio della Giuria a Venezia, nonostante le numerose polemiche seguite alle accuse di violenza sessuale nei confronti del regista, ha fatto registrare un notevole successo di pubblico già dalle prime settimane dopo l’uscita.

Chiacchierati anche il film di François Ozon “Grâce à Dieu“, uscito in Italia con il titolo di Grazie a Dio e basato sulla storia vera di un prete pedofilo, e “Portrait de la Jeune Fille en Feu” (Ritratto della Giovane in Fiamme), un film di donne sull’universo femminile, la cui protagonista, Noémie Merlant, ha ottenuto il premio Lumières come migliore attrice protagonista. “Questo film mette in risalto un vuoto – dice l’attrice – quello di noi donne, del nostro immaginario e io mi auguro che questo movimento sia solo all’inizio”.

Miglior attore, scelto dalla stampa internazionale fra una rosa di candidati che comprendeva Jean Dujardin (J’accuse), Fabrice Luchini (Alice e il sindaco), Daniel Auteuil (La Belle époque, interpretato con Fanny Ardant candidata a migliore attrice protagonista), è Roschdy Zem, straordinario interprete del poliziesco “Roubaix, une lumière“, il film a cui va anche il premio Lumière per la migliore fotografia.

Nevada“, nato in seno al Sundance Film Festival, è il miglior film d’esordio e racconta di Roman, detenuto che riesce a riabilitarsi imparando a domare cavalli mustang. “M è il miglior documentario (diretto da Yolande Zauberman, girato in yiddish e ambientato a Bnei Brak, considerata capitale mondiale degli ebrei ultraortodossi), “J’ai perdu mon corps” (“Dov’è il mio corpo”), che racconta di una mano ibernata in un ospedale parigino che decide di fuggire per ritrovare il proprio corpo (e lo ritroverà in quello di un ragazzo di origine magrebina con una vita piuttosto difficile) è il miglior film di animazione.

It must be Heaven” (“Il Paradiso probabilmente”) di Elia Suleiman, racconto critico sulla difficoltà a ritrovarsi quando si lascia il proprio Paese di origine, inaugura la nuova sezione del premio, dedicato alla migliore coproduzione internazionale.

Alexandre Desplat ha ottenuto il premio Lumières per la colonna sonora di Adults in the room“, il film di Costa Gavras, ospite d’onore della serata insieme a Roberto Benigni. Sul palco, ciascuno dei due artisti è stato salutato da una standing ovation per la grandezza e per la carriera straordinaria.

 

 

Photo credits: Maxime Brault/Starface



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