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Lvmh dice no alla contraffazione e punta sulla blockchain. Ma in cosa consiste?

Martina D'Amelio
20 Maggio 2019

Un’immagine dalla campagna SS19 di Louis Vuitton

Lvmh lancia un nuovo trend. Il gruppo ha presentato la prima blockchain che traccia il mercato del lusso per verificarne l’autenticità dei prodotti. Una piattaforma inedita che rappresenta un passo avanti nella lotta alla contraffazione. Ma in cosa consiste?

Per prima cosa, con il termine blockchain si indica un database digitale condiviso, le cui voci sono raggruppate appunto in blocchi. La blockchain inquadra la condivisione di risorse informatiche per rendere disponibile a una comunità di utenti un database virtuale.

Quello lanciato nel corso del salone Viva Technology a Parigi dal colosso francese si chiama Aura. Sviluppata in collaborazione con ConsenSys, società di tecnologia software con sede a New York, e Microsoft, la piattaforma sarà aperta a tutti i marchi, a cominciare dai campioni di Lvmh, Louis Vuitton e Christian Dior. E sarà accessibile ai consumatori, che potranno così avere una maggiore trasparenza e prodotti più etici: Aura consente infatti agli utenti di accedere a una serie di informazioni, a partire dalla possibilità di verificare facilmente l’autenticità dei prodotti acquistati al fine della lotta alla contraffazione. Una tecnologia in grado di gestire e aggiornare, in modo univoco e sicuro, un registro contenente dati e informazioni per autenticare i luxury goods.

Se per il mondo del lusso non è una novità assoluta (nasce nell’ambito della gioielleria che, grazie a essa, trova uno strumento per tracciare la provenienza di metalli e pietre), finora le soluzioni che si basano sulla blockchain avevano tutelato  la proprietà intellettuale dei disegni. Questa è invece la prima volta che interessano una tematica come quella della contraffazione.

Ogni fase del ciclo di vita dell’articolo viene registrata, consentendo un nuovo e chiaro storytelling”, ha dichiarato il gruppo guidato da Bernard Arnault. Questo permetterà alla piattaforma di funzionare anche con i prodotti second hand; e l’azienda ha fatto sapere che non solo tutti i capi e gli accessori Louis Vuitton saranno certificati nel prossimo futuro, ma verrà fornita ai clienti una gamma più amplia di informazioni sui vari prodotti archiviati su blockchain, relative alla filiera di produzione, in termini di sostenibilità ambientale e rispetto delle norme a tutela dei lavoratori.

Come si accederà alla blockchain? Semplicemente attraverso l’app ufficiale di ciascun brand, tramite la quale gli utenti potranno quindi consultare tutte queste informazioni.

Un progetto su cui l’azienda lavora da oltre un anno. L’inedita piattaforma di derivazione crittografica dovrebbe entrare in funzione tra maggio e giugno prossimi per Louis Vuitton e i profumi di Christian Dior. Il suo utilizzo verrà poi esteso agli oltre 60 marchi di Lvmh e, infine, anche ai brand competitor.

Il primo passo verso una nuova strategia di tutela del marchio (e dei consumatori)?



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