Letteratura

Ma una bella notte

Marina Petruzio
17 giugno 2018

Menzione speciale nella categoria Fiction al BolognaRagazzi Award 2017, Ma una bella notte di Mari Kanstad Johnsen è oggi pubblicato, e nelle librerie, nella collana ColliLunghi, da Librì Progetti Educativi.

Un trasloco. Una nuova casa, ma soprattutto un altro posto. Se cambiare casa stuzzica la fantasia di mamma e papà, attiva un progetto di coppia lungimirante e a fin di bene che coinvolge la famiglia, in qualche modo cambia le prospettive future. Origina incertezza e un qual certo timore nei bambini e nei ragazzi legati a abitudini che riguardano necessariamente anche la geografia dello spazio in cui vivono e crescono e getta ombre su quel futuro che sino al momento prima era affidato alla manciata di secondi successiva a ora o, al massimo, a un domani che prevede attività note e amici cari. Figure intimamente e assolutamente insostituibili.

Un trasloco è senza ombra di dubbio una separazione.

In un racconto senza testo, menzione speciale alla fiera del Libro per Ragazzi di Bologna 2017, Mari Kanstad Johnsen, norvegese, racconta con stile particolare uno dei tanti aspetti di questa separazione: l’essere o il sentirsi soli.

Una scatola vuota questa nuova casa. Sebbene sul mare. Sebbene progettata e rifinita con amorevole cura ma un non-luogo per chi lascia pareti dove ogni centimetro è significante di un qualcosa vissuto, accaduto proprio lì. Un luogo vuoto che necessita di essere abitato se non col cuore da subito, da quegli oggetti a cui è affidato ora il compito di accogliere, improvvisamente visibili e importantissimi tutti.

La storia è semplice: una bambina è costretta a traslocare, una casa nuova l’attende, una nuova vita in prossimità del mare, nuovi amici. E mentre mamma e papà lanciano saluti pieni di allegria dai finestrini dell’auto, con affermazioni di successo e vittoria, ai vicini e agli amici, senza neppure voltarsi indietro, chi ha lo sguardo pieno di timore è proprio lei, la bambina. Rivedrà mai le sue amiche? Quelle che di lei sanno tutto, testimoni del suo tempo, della sua vita minuto per minuto? Non è dato saperlo in questo momento. Da qui lo smarrimento.

La narrazione ha inizio qui, dal risguardo di apertura: un giallo luminoso e stridente tinge tutta la scena, tranne la macchina di papà e tutto quello che ci sta dentro e sopra. Un giallo che illumina un’immagine che mai verrà dimenticata. Dello stesso giallo si tingono la t-shirt e lo zaino della bambina il primo giorno di scuola, nella nuova scuola, in una nuova classe. Guardatemi, esisto sembra voler dire quella luce giallo evidenziatore.

Dall’altra parte bambini poco attenti, diversamente belli come solo gli scolari dietro ai loro banchi sanno essere, stancamente appoggiati sui gomiti, smaniosi solo di ricreazione e giochi, la osservano poco desiderosi di fare la sua conoscenza. Ma non per cattiveria, per non appartenenza.

Da qui una rivoluzione interiore, il desiderio di essere visibile, si potesse avere in certi momenti della vita un elemento magico, un qualcosa di attraente fuori da sé che abbia il potere di rendere belli, simpatici, visibili, interessanti. Come un coniglio fluorescente per esempio! La mediazione con l’animale sostanzia la narrazione senza testo, non occorrono parole a un bambino per entrare in contatto con un animale tanto meno con un coniglio nell’immaginario bianco come la luna, veloce come chi è sempre di fretta, tenero come qualcosa di inimitabilmente morbido. Ma ogni oggetto magico che si rispetti è caricato a tempo. Nell’attimo successivo alla perdita attrattiva della magia l’intorno torna cupo, forse più di prima. E mentre la consapevolezza di valere per sé, delle proprie capacità aumenta, giorno dopo giorno, attraverso una sempre maggiore confidenza con l’ambiente ecco che più chiari si fanno i contorni della realtà, e forse già nel banco vicino una bambina lascia un bigliettino sul tuo, la pagina si riempie di un azzurro pieno di possibilità mentre il giallo luminoso e troppo evidente lascia spazio a un tono più morbido meno riflettente. Amicizia è fatta!

La tecnica è di supporto dall’inizio alla fine a una narrazione complessa che necessariamente ha bisogno di più piani per essere esplicitata e cólta, la semplice doppia pagina con illustrazione al vivo non può bastare in questo turbinio di sensazioni, ispirarsi al fumetto e dialogare attraverso frame di differente grandezza all’interno della stessa pagina ha fornito alla illustratrice la possibilità di attivare più dialoghi, di aprire parentesi illustrate per puntualizzare, entrando nel particolare. L’uso del colore e di un tratto solo apparentemente semplici e vicino all’infanzia sottolineano il ritmo e il tempo del racconto.

 

Ma una bella notte
Albo senza testo illustrato da Mari Kanstad Johnsen
Collana Collilunghi
Edito Librì Progetti Educativi
Euro 13,90
Età di lettura da 9 anni


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