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Mamme e working poor: quanto è difficile essere donne

Alessia Laudati
18 Giugno 2019

Stephanie Land

La storia vera di Stephanie Land. Madre single che pulisce case altrui per uscire dalla solitudine e dalla povertà. Una narrazione solo in parte a lieto fine.

 

Sei donna, hai meno di trent’anni, hai una figlia concepita con un compagno che si è poi rivelato violento e sei andata via di casa: cosa fai per vivere? Se ti chiami Stephanie Land, autrice di “Donna delle pulizie” (titolo originale “Maid”), pubblicato in Italia da Astoria per la collana Assaggi, prima fatichi come un’ossessa per mantenere te e tua figlia in uno stato che rimane comunque di povertà relativa e poi scrivi un memoir – del resto hai voluto sempre finire di studiare e fare la scrittrice – che ti fa balzare in cime alle classifiche americane. Questa è la storia di un romanzo che fotografa in maniera puntuale, drammatica e affilata, un fenomeno economico e sociale, quello dei working poor, i lavoratori che pur lavorando tutto il giorno non riescono a guadagnare abbastanza da avere uno stile di vita dignitoso e fuori dalla povertà. Perché la vita costa troppo, il lavoro invece vale sempre meno e il sogno americano non funziona più, è zoppo o mal funzionante.

Questo avviene per Stephanie, che proviene dalla middle class, operaia ma non povera, ma che precipita presto nella lower. Perché la famiglia non la assiste, i salari sono bassi e tutto, dagli infortuni agli spostamenti, al necessario per pulire, è a carico del lavoratore. È quello che succede alla madre della piccola Mia, che si reinventa una professione da donna delle pulizie quando ha solo 200 dollari in tasca e che sopravvive grazie ai sussidi statali, ma soprattutto grazie alla propria personale resilienza.

La storia di Stephanie è importante per parlare di maternità e di madri single e di come queste figure, se lasciate sole in assenza di un supporto maschile o famigliare o assistenziale siano esposte a fragilità estreme. La donna delle pulizie per caso riesce a sopravvivere solo grazie alla propria resilienza, ma sarebbe ipocrita parlare positivamente di questa qualità, a volte sintomo di una società così individualista da lasciare i cittadini soli e in balia esclusiva del proprio istinto di sopravvivenza. In questo caso la capacità di adattarsi alle difficoltà – case popolari piene di muffa, storie finite, lo stigma della povertà come colpa per un’incapacità personale, i sussidi come furto alla collettività – si chiama Mia, ha pochi anni e una mamma che vive solo per darle un futuro.

Stephanie Land

Alla fine la mamma coraggio ci riesce, finisce il college e comincia a scrivere. Nel 2015 un suo articolo finisce su Vox. Undici mesi dopo le arriva un’offerta per un romanzo autobiografico. Dovrebbe essere un lieto fine ma non è un quadro così confortante; qualcosa in come è distribuita oggi la giustizia sociale si è inceppato, forse per sempre. Non a caso dietro il successo della Land c’è l’Economic Hardship Reporting Project, una rete di giornalismo che si occupa di raccontare e combattere le disuguaglianze economiche e finanziarie nel mondo e che le ha dato un’opportunità limando e sistemando la sua storia e facendo in modo, per una volta, di fornirle delle condizioni di partenza davvero paritarie.

 

“Donna delle pulizie” di Stephanie Land, Astoria, pp. 315.



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