Cultura

Marco Agostino si racconta: la danza, la mia maestra di vita

Emanuela Beretta
27 Gennaio 2020

L’arte vive di obblighi, che solo l’artista può (e deve) infliggersi; la disciplina è indispensabile per trovare, al termine di un percorso di ascesi, la vera libertà”. Queste le parole di Maurice Béjart  che oggi sono il mantra di Marco Agostino.

Classe 1989, ballerino solista del Teatro alla Scala dal 2013, Marco – come mi piace ripetergli – è un ragazzo d’altri tempi. Bello, gli occhi grandi e lo sguardo intenso, ma umile, rispettoso, educato, riservato, sempre gentile e premuroso; è innamorato di Martina, compagna nella vita e sul palco, della sua arte e del suo lavoro. Durante gli studi e grazie a borse di studio, ha approfondito la tecnica con insegnanti dell’Accademia Vaganova, dell’Escorial di Madrid, del Ballet Nacional de Cuba e ha seguito corsi di perfezionamento a Vienna e  in Croazia. Si diploma nel 2007 all’Accademia Teatro alla Scala e da subito entra nella Compagnia del Teatro interpretando ruoli da primo ballerino – Onegin di John Cranko e La Dame aux camélias di John Neumeier, solo per fare degli esempi. Poi le tournée scaligere in Cina ed Australia e gli spettacoli ripresi dalla Rai, mentre nel 2019 è stato invitato al Tbilisi Ballet Festival e al Teatro Kremlino di Mosca. In questo inizio di 2020 è sul palco del Piermarini come  protagonista del passo a due Le Combat des Anges di Roland Petit insieme a Claudio Coviello.

Nonostante la sua innata riservatezza si racconta a noi.

Che bambino era Marco?
Da piccolo ero silenzioso, sensibile, molto introverso, disegnavo, adoravo i manga, ero curioso e tutto mi stimolava. Mio fratello studiava al conservatorio, quindi ascoltavo musica tutto il giorno: Tchaikovsky e Chopin, ma anche i RUN DMC e James Brown. Ad 8 anni mi sono innamorato della danza: appena partivano le note di qualunque melodia cominciavo a ballare e non smettevo più! Mia madre mi iscrisse a un corso di funky, e dopo tre anni la mia insegnante mi suggerì di provare con la classica. Ero perplesso, c’erano troppe regole e non pensavo di poter essere così rigoroso e severo con me stesso. A 14 anni mio padre mi regalò un dvd di Nureyev ed Eric Bruhn e rimasi folgorato: dopo averlo visto decisi che sarebbe stata la mia vita.

Cosa vuol dire danzare per te?
La danza condensa tutto ciò che mi emoziona. Vuol dire: musica, forme, linee, disciplina, spettacolo, arte, difficoltà, dolore, sudore, fatica, magia, libertà, finzione e verità, ma soprattutto è la scoperta di me stesso. La danza ha forgiato il mio carattere e mi ha spinto a migliorare sempre, è stata e continua ad essere la mia maestra di vita, quella che mi ha regalato le più grandi emozioni, tanto in positivo quanto in negativo. Mi ha insegnato la disciplina e il sapore della bellezza di un gesto, di un corpo, di un’anima. Ti chiede molto, ma ti regala altrettanto, forse di più.

Cosa provi quando sei sul palco?
Ho un carattere sensibile, quindi prima di entrare in scena sono sempre molto emozionato, ma anche carico di adrenalina, di aspettative e tensione artistica. Essere sul palcoscenico è un’emozione indescrivibile perché in quegli attimi condensi tutto: l’irrequietezza, la gioia, l’ansia, la paura e tanta voglia di dimostrare chi sei. Ma è anche magia perché sul palco tutto svanisce, resta solo la storia che sto raccontando e il personaggio che devo rappresentare.

Come è la vita di un ballerino?
Intensa. La giornata scorre veloce tra allenamenti, studio, dolori fisici, emozioni forti, momenti indimenticabili di arte, bellezza e dedizione al lavoro, che però non mi vieta di nutrire i miei interessi nei giorni di riposo. La danza richiede impegno e costanza; anche quando non vedi miglioramenti, ti senti incapace, devi tornare in sala prove, lavorare e trovare la chiave per far funzionare al meglio il tuo corpo. Non è facile, ma è necessario. La danza chiede tanto, ma ti ripaga di tutto.

Nutri anche altre passioni?
Come tutti i ragazzi amo la musica, soprattutto quella soul, jazz, hip hop; mi piace la pallacanestro, il disegno, apprezzo l’arte moderna e frequentare i musei. Sono curioso e appassionato di film, attori, registi, mi piace andare oltre e approfondire sempre. La lettura dei classici poi mi aiuta nella professione, apre la mia mente a nuove idee, a nuovi stimoli.

Cosa vuol dire condividere la scena e la vita con il proprio partner?
Significa capirsi, comprendersi in maniera totale e profonda nei momenti di gioia e di tristezza, significa supportarci e condividere emozioni intense. La sensazione è bellissima: quando io e Martina (Arduino ndr) siamo sul palco tutto sparisce, siamo noi due soli. Non esiste competizione, ma solo la voglia di essere all’altezza l’uno dell’altra.

Qual è il coreografo che porti nel cuore?
Senz’altro Maurice Béjart. A 20 anni ho avuto la fortuna di danzare L’Uccello di fuoco ed è stata un’esperienza indescrivibile per la mia crescita artistica: sono stato travolto dalla genialità  di questo balletto e affascinato dalla potenza del suo linguaggio. Anche un suo libro mi ha illuminato: è Lettere ad un giovane danzatore. Mette in luce che cos’è veramente la danza e cosa distingue un artista da un semplice interprete, oltre all’importanza della  ricerca costante della perfezione attraverso lo studio. In pratica il senso della nostra Arte.

Quale è il personaggio che senti più vicino al tuo carattere?
Ci sono ruoli che sento vicini al mio carattere e a quello che sono: Des Grieux in Histoire de Manon, ad esempio, perché mi è valsa la promozione in scena dopo lo spettacolo. Ma Onegin e Basilio nel Don Chisciotte sono quelli che mi hanno regalato le emozioni più forti.

Come spingere il pubblico, soprattutto giovane, verso la danza?
Come in ogni campo le persone vanno educate. Educare alla danza significa abbattere i luoghi comuni: molti ritengono che sia noiosa o di difficile comprensione. Per questo penso che parlarne e mostrare il mondo della danza attraverso la televisione e i social media possa dare una visione più chiara, aiutare il pubblico e i giovani a capire il nostro linguaggio e a scoprire un mondo fatto di duro lavoro, passione e sensazioni indescrivibili.

 



Potrebbe interessarti anche