Cultura

Martina Arduino, la prima ballerina della Scala si racconta: la danza è la mia vita

Emanuela Beretta
23 Ottobre 2019

Alta, minuta gli occhi vivaci, chiari e intensi, una voce flautata, ma dal tono deciso: questa è Martina Arduino, 23 anni, diplomata all’Accademia Teatro alla Scala e oggi prima ballerina dell’eccellenza scaligera.

Nel 2017 riceve il premio Danza&Danza come interprete emergente, dall’Aprile 2018 viene nominata prima ballerina del Piermarini e applaudita in varie tournée internazionali. Quest’anno ha vinto come Guest Star il Premio Kineo, mentre lo scorso settembre è stata invitata al Cremlino di Mosca per danzare il ruolo di Nikija nella Bayadere.

In questi giorni è in scena a Milano: veste i panni di Ol’ga nell’Onegin di John Cranko, con Roberto Bolle protagonista accanto a Marianela Nuñez.

Un talento, una giovane promessa di cui sentiremo molto parlare: ci racconta della sua vita oltre la danza.

Come e quando è nata la passione per la danza?
Sono sempre stata una bambina tranquilla, a tratti un po’ timida, ero e sono molto legata alla mia famiglia, soprattutto alla mia mamma. Allo stesso tempo però sono sempre stata determinata: quando ho un obbiettivo non mi arrendo. Ho cominciato a ballare a tre anni, seguendo mia sorella maggiore: naturalmente era un gioco, che si è trasformato presto in passione e poi in una vera professione. La danza è cresciuta con me.

Che cosa significa danza per te?
È vita, la mia. Tutto quello che faccio è in relazione all’amore per questo mio lavoro, duro, faticoso, totalizzante, certo, ma ricco di enormi soddisfazioni. L’emozione di un gesto che diventa arte: impagabile.

Che cosa significa essere prima ballerina alla Scala a 21 anni?
Un grande onore e la consapevolezza di riuscire a gestire con più maturità e sicurezza i ruoli assegnati nei vari balletti; ma anche una grande responsabilità che porto avanti con impegno, umiltà, fatica, determinazione e dedizione totale al lavoro, ed essere un esempio per gli altri: è difficile, faticoso, ma la gioia con cui vengo ripagata è immensa.

Quale è il tuo stato d’animo prima di entrare in scena?
È sempre un vortice di emozioni, anche in relazione al ruolo che devo interpretare: spesso mi capita di immedesimarmi totalmente nel personaggio; altre volte però sono carica di tensione, anche di preoccupazione, per le difficoltà tecniche che dovrò affrontare. E poi c’è sempre adrenalina ed eccitazione. Una volta in scena, però, tutto si trasforma ed è come vivere ogni volta una nuova dimensione. Al momento dell’applauso sento la consapevolezza di essere nel posto giusto, proprio dove ho sempre sognato di essere.

Come è la vita di una ballerina, sono tante le rinunce?
Conduco una vita molto semplice, regolare, focalizzata e dedicata al mio lavoro. Trascorro la maggior parte della giornata in sala da ballo, quindi il tempo libero è veramente limitato. Spesso mi chiedono a che cosa ho dovuto rinunciare per diventare prima ballerina. La mia è una passione e una professione faticosa, ci sono sacrifici, pressioni psicologiche e anche dolore fisico. Ma mi sento di rispondere che sono state tutte scelte ponderate e non rinunce. Avevo un obbiettivo ed ero molto motivata, determinata e risoluta nel raggiungerlo. Ho scelto di dedicare il mio tempo al lavoro, all’allenamento per migliorare i miei difetti. Non ho rimpianti e ripercorrerei tutte le tappe della mia vita per arrivare dove sono. E oltre.

Che cosa comporta condividere la scena e la vita con il proprio partner?
Frequento Marco (Agostino ndr) ormai da alcuni anni e condividere così tanto ci rende molto complici, tanto nel lavoro quanto nella vita privata. Sul palco ci capiamo al primo sguardo e la confidenza che ci accomuna mi dà la possibilità di esprimermi con maggiore libertà. Avere qualcuno che capisce davvero la profondità della tua professione è un vantaggio, ma a volte è difficile gestire situazioni in cui uno si sente alle stelle e l’altro meno. Ma fa parte del nostro lavoro e insieme possiamo affrontare e superare tutto.

Quale è il coreografo e il ruolo che porti nel cuore?
Adoro George Balanchine e sono anche molto legata al coreografo Alexei Ratmansky: ho debuttato nel ruolo di Odile/Odette nel suo Lago dei Cigni quando avevo 19 anni. Amo particolarmente il personaggio del cigno nero, anche se mi sento caratterialmente molto vicina a quello di Giulietta.

Secondo te, come si può avvicinare la danza al mondo dei giovani e al grande pubblico?
La danza, in particolare quella classica, è ancora considerata un’arte di nicchia, nonostante in Italia vantiamo dei grandi teatri e dei grandi talenti. Ma gli enti lirici chiudono e il costo dei biglietti non sono alla portata di tutti. Sarebbe interessante avere maggior supporto da parte della televisione, e dei media in generale, per rendere la danza più fruibile al grande pubblico. Ma soprattutto andrebbe promossa anche nelle scuole: attraverso più convenzioni con i teatri a prezzi più contenuti, in questo modo i ragazzi si innamorerebbero di questo nostro mondo impegnativo, selettivo, affascinante e meraviglioso.

 



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