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Mary Quant: la minigonna in mostra a Londra. Ecco perché vale una visita

Martina D'Amelio
15 Marzo 2019

La stilista Mary Quant nel suo appartamento a Draycott Place, Chelsea, Londra, 1965

Mary Quant è protagonista di una mostra in arrivo al Victoria&Albert museum di Londra: la regina della minigonna, artefice di una vera e propria rivoluzione, festeggia così i suoi primi 85 anni. Ecco perché vale una visita.

Se a Coco Chanel viene attribuito a livello mondiale il merito di aver messo i pantaloni alle donne, tutti ricordano la stilista inglese per essere l’inventrice della gonna corta. La “mamma della minigonna” ha diffuso nella seconda metà del ‘900 l’indumento femminile più amato, che permette a tutte di mostrare le gambe. E chi non ha mai desiderato averle come Leslie Hornby aka Twiggy, antesignana delle top model scelta a soli 17 anni dalla Quant per vestire per prima questo capo essenziale del guardaroba?

Da sinistra a destra: uno sketch degli abiti di Mary Quant risalente a metà anni ‘degli anni 60; scamiciato in lana con gonna a trapezio, Mary Quant for Bazaar, fine anni ’50.

In realtà a inventarla davvero è stato André Courrèges con i suoi micro abiti a trapezio del 1964, ma non importa. Perché ciò che conta è lo stile: “Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per le strade di King’s Road” amava dire l’ “High Priestess of Sixties fashion“, come la chiamava lo scrittore Bernard Levin.

Chiunque l’abbia lanciata per primo, è indubbio che all’epoca la società non era ancora pronta: solo con il Sessantotto la minigonna conoscerà il suo apice, e lo stesso darà per la sua promotrice. Anche se alle affermazioni di Courrèges, Mary si difese sostenendo la maternità di quell’indumento che di lì a breve sarebbe diventato simbolo di un’era.

Mary Quant alle prese con i suoi tessuti, 1967

Ma la storia di Mary, se possibile, è ancora più interessante. Barbara Mary Quant nasce a Blackheath, l’11 febbraio 1934, alle porte di Londra. I suoi genitori, professori gallesi, insegnano alla London University e sognano per lei una vita da insegnante. Ma Mary a 16 anni se ne va in centro città e conosce Alexander Plunket Greene, nipote dello scrittore Bertrand Russell. Una love story tra due bohémien: risale al 1955 l’apertura del loro primo Bazaar, sulla King’s Road. Un negozio di nicchia che conquista i giovani più liberi dell’epoca. E più alla moda.

Intanto i due si sposano e aprono sulla Brompton Road a Knightsbridge un’altra boutique. E Mary diventa anche imprenditrice: fonda nel 1963 Ginger Group per esportare i suoi prodotti negli Usa, lancia una linea di cosmetici tre anni dopo e una collezione di scarpe nel 1967. Nel 1966, riceve dalle mani della regina Elisabetta l’onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica.

Mary Quant e i Rolling Stones in posa per Ginger Group, styling Patti Boyd. Ph. John French, anni ’60.

Insomma, oltre le gambe c’è di più. In mostra, oltre 200 pezzi, compresi quelli mai esposti del suo archivio personale. E non solo mini, ma anche accessori, hot pants, collant colorati e chi più ne ha più ne metta. Fotografie, bozzetti: ci sarà un po’ di tutto nelle sale del museo londinese, dalla sua moda pop alla mania per i Beatles, dai capi in pvc alle attestazioni in chiave swinging London. Un pezzo di storia della moda rivoluzionaria degli anni Sessanta, dalla metà al 1971. Protagonista però, sarà la divisa della donna secondo Mary: un abito con gonna a metà coscia ispirato alle uniformi, da abbinare a calze multicolor, impermeabili e ankle boots in plastica.

Curatrice dell’esposizione Jenny Lister, che per prima aveva lanciato l’appello su Instagram per trovare pezzi originali da esporre oltre a quelli forniti dalla designer. E, a quanto pare, ci è riuscita. Ancora oggi, il fazzoletto di tessuto alto 5 cm sopra il ginocchio continua a far parlare di sé. E anche Mary. Due buoni motivi per segnare in agenda il 6 aprile 2019, data d’inaugurazione della retrospettiva Mary Quant. Ma avrete tempo fino all’8 marzo 2020 per visitarla al V&B. In minigonna, ovviamente.

 



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