Sport

Mettete i guanti, infilate i pattini: si gioca a hockey sul ghiaccio!

Alessandro Cassaghi
21 Gennaio 2019

In questo periodo freddo, cosa c’è di meglio di una bella pattinata su un laghetto congelato o nei palazzetti del ghiaccio? Poi, se siete così bravi da non cadere, potreste sempre provare a prendere una mazza da hockey, un disco di gomma (detto puck) e…il gioco è fatto, siete pronti per diventare giocatori di uno tra gli sport più apprezzati degli americani: l’hockey su ghiaccio! Questo sport accomuna anche diversi appassionati in Italia, dove si gioca il campionato di serie A. Ma andiamo a scoprire qualche interessante curiosità su questo sport da brividi…di freddo, e sul campionato più bello, l’NHL, che comprende squadre americane e canadesi.

La leggenda del polpo. Siamo a Detroit, è l’aprile del 1952. I Detroit Red Wings si stanno giocando la vittoria del torneo NHL (la principale lega professionistica americana) quando due fratelli, Jerry e Pete Cusimano, gettano sul ghiaccio del palazzetto…un polpo! Che stranezza, direte voi. Ma il lancio dell’animale marino aveva un preciso scopo: portare fortuna. Il mollusco infatti ha comunemente otto tentacoli, e ai tempi per raggiungere l’ambita Stanley Cup (la coppa alzata dei vincitori di NHL) i Red Wings avrebbero dovuto vincere otto gare. In quel famoso 1952 i Red Wings vinsero la coppa contro i Maple Leafs prima e i Canadiens poi, dando vita alla leggenda del polpo portafortuna. Manco a dirlo, da quel momento i Red Wings adottarono come mascotte della squadra…il polpo Al!

Uno sport più antico di quello che sembra. Ufficialmente il primo torneo di hockey su ghiaccio si tenne in Canada, a Montreal, nel 1883, quando in occasione del Winter Carnival fu organizzato il primo mini campionato di hockey sul Saint Lawrence River. Qui l’Università di McGill prevalse sui Montreal Victorias ed un team di Quebec City, aggiudicandosi la Birks Cup. Ma in molti pensano che questo sport sia ancora più antico. Infatti, in un dipinto di Bruegel il Vecchio del 1565, I cacciatori nella neve, si intravede sullo sfondo del quadro una scena in cui dei ragazzi stanno scivolando su una distesa ghiacciata, e sembrano divisi in squadre. Una prima forma di hockey?

Una strana abitudine: non rasarsi ai playoff. Quando il gioco si fa duro, ossia quando la stagione regolare finisce e iniziano i playoff, e cioè le partite decisive che portano verso la finale NHL, avete mai notato che i giocatori sfoggiano tutti lunghe barbe? C’è una motivazione, in questa curiosa scelta di stile. Tutto ha inizio negli anni ’80 quando i New York Islanders giocarono in soli 5 giorni ben 4 match: visto il poco tempo a disposizione tra partite, spostamenti e allenamenti, decisero di non perderne altro rasandosi. Questo portò bene: la squadra di New York vinse il campionato per quattro anni di fila, dal 1980 al 1983.

Le risse: ormai fanno parte del gioco! Vi siete mai chiesti perché, mediamente ogni due partite, scoppia una rissa in campo? È praticamente un’usanza – due avversari lanciano i guanti e il bastone a terra e iniziano a darsele di santa ragione – e ha avuto inizio più di un secolo, fa quando nel 1905 Alcide Laurin rimase ucciso dopo un pugno e un colpo di mazza durante un match tra squadre di Ottawa, o quando nel 1907 Owen McCourt morì in seguito ad una ferita riportata in seguito ad un colpo di bastone. Certo, da regolamento non sono permesse e vengono punite con una sospensione di 5 minuti. Ma di fatto fanno parte del gioco: non a caso sono quasi sempre iniziate dai cosiddetti enforcer, giocatori specializzati nell’accendere schermaglie. Quindi, più che risse sono veri e propri combattimenti regolati da vecchie faide nate in anni e anni di scontri sul ghiaccio.

Triplette e lanci di cappelli. Quando un giocatore di hockey su ghiaccio segna una tripletta, subito il pubblico lancia cappelli in campo, con il cosiddetto hat trick. Ma come è nata questa curiosa usanza? La leggenda narra che Alex Kaleta, della formazione dei Blackhawks, nel gennaio del 1946 entrò in un negozio di articoli sportivi di Toronto per comprare un cappello. Il giocatore, però, non aveva abbastanza soldi per acquistarlo, allora strinse un patto con il titolare del negozio, Sammy Taft, per cui avrebbe ricevuto il cappello senza pagarlo se avesse segnato tre reti contro i Maple Leafs. La sera stessa, l’atleta segnò quattro reti aggiudicandosi il berretto.



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