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Mia figlia è un’icona culturale: Beyoncé rivendica il nome della piccola Blue Ivy

Beatrice Trinci
27 Settembre 2019

“Mia figlia è un’icona culturale”. Così ha affermato Beyoncé nel momento in cui il suo tentativo di registrare il nome della figlia Blue Ivy all’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti è stato ostacolato da una wedding planner.

Lei è Wendy Morales, una comune cittadina americana che dichiara di aver usato per prima tale nome per la sua piccola azienda di eventi. Un’affermazione giunta però stridente alle orecchie di Queen B, che proprio come un’ape regina ha voluto difendere il suo alveare, scagliando i suoi avvocati contro la ragazza e chiedendo all’US Patent and Trademark Office di respingere completamente tale opposizione.

D’altronde, secondo la celebre – e modesta – cantante, la sua Blue Ivy è un’icona culturale e una “mini star fashion”, la cui vita e le cui attività sono seguite ampiamente dai media e dal pubblico mondiale. Non solo: i documenti legali della famiglia Carter affermano che, al contrario, la Morales gestisce “solo una piccola impresa con una manciata di dipendenti, una presenza minima sui social e un seguito virtuale scarso”. In risposta, nei documenti del tribunale si legge che “affermare che i clienti possano confondersi tra un’azienda di pianificazione di matrimoni e Blue Ivy Carter, figlia di due degli artisti più famosi al mondo, è frivola e dovrebbe essere rifiutata nella sua interezza”.

Non contenta Beyoncé sembra decisa a voler registrare il marchio “Blue Ivy Carter”, il nome completo di sua figlia, così da distinguere ancor meglio la celebrità della bambina dalla “misera attività” di Wendy Morales.

Insomma, una notizia che sembra più la trama surreale di una sit-com che la realtà dei fatti. A volte pare non esserci limite all’alone di onnipotenza che talvolta offusca la vista delle star. Chi l’avrà vinta?



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