Fotografia

Milano: doppio omaggio a Sarah Moon e al suo universo onirico

Silvia Ragni
19 ottobre 2018

I suoi scatti hanno uno stile inconfondibile: contorni indefiniti, atmosfere flou, eteree figure femminili. Lo stesso cognome che ha adottato evoca suggestività lunari e oniriche. Eppure Sarah Moon, al secolo Marielle Warin, iniziò la sua carriera in tutt’altra direzione.

Classe 1941, nata in Francia, si trasferì in Inghilterra dove studiò arte prima di affermarsi come modella con il nome di Marielle Hadengue: fu allora che entrò in contatto con grandi maestri dell’obiettivo quali Helmut Newton e Irving Penn. Da loro assimilò una passione che la spinse a dedicarsi alla fotografia a sua volta, in principio come free-lance e dal 1970 a tempo pieno. Ribattezzatasi Sarah Moon, si impose nella fashion photography grazie ad un’estetica inedita, evanescente, totalmente fondata sul soft focus. Scattava tra Parigi e Londra, le mete che l’avevano vista posare davanti alla fotocamera. Memorabili rimangono, non a caso, testimonianze visive della “Swingin’ London” come la campagna che realizzò per Biba, il tempio dello stile fondato da Barbara Hulanicki. Già in quegli scatti affiora una femminilità che diventò il suo trademark: donne simili a dive del muto, dal fascino déco, esibiscono un languore esaltato dai toni flou e da rarefatti giochi di colore. Ispirandosi a Guy Bourdin e al cinema espressionista tedesco, Sarah Moon si addentra nei sentieri del sogno, dell’irreale, dell’inconscio. Le sue figure diafane sembrano svanire in una dimensione atemporale, laddove il tempo è un concetto labile come il ricordo.

  • Audrey, 1998 © Sarah Moon / Courtesy Fondazione Sozzani

  • Cotinga du Pérou et Trichoglossus du Timor, 2000 © Sarah Moon / Courtesy Fondazione Sozzani

  • L’avant-dernière, 2008 © Sarah Moon / Courtesy Fondazione Sozzani

  • Gauthier 1998 © Sarah Moon / Courtesy Fondazione Sozzani

Richiestissima dal fashion world, Moon ha alternato i photo shoot per prestigiose riviste alle campagne pubblicitarie per brand del calibro di Cacharel, Chanel, Dior, Comme des Garçons, e – più recentemente – Giorgio Armani. Nel 1972, prima artista donna, firmò le immagini del Calendario Pirelli, mentre risale agli anni ’80 la sua rivisitazione di note fiabe tramite forme espressive molteplici (non ultimo il corto). Nel 2008, il volume “1 2 3 4 5” valse a Sarah Moon l’autorevole Premio Nadar.

Oggi, Milano dedica a questa straordinaria artista dei nostri tempi non una, bensì due mostre: inaugurate il 19 Settembre scorso, proseguiranno fino al 6 Gennaio 2019 evidenziando un’importante “tranche” del suo iter creativo. “From one season to another”, allestita nell’Armani/Silos, è il tributo a Sarah Moon di Giorgio Armani. 170 opere (sia a colori che in bianco e nero) realizzate a partire dagli anni ‘70 sottolineano il tema dell’atemporalità ed affiancano iconici soggetti fashion a scatti rari in cui predominano fiori, animali ed opifici. Con “Sarah Moon. Time at work” la Fondazione Sozzani propone invece un excursus che, negli spazi della Galleria Carla Sozzani, ripercorre la produzione dell’artista dal 1995 al 2018: 90 foto, il docufilm su Lilian Bassman “There is something about Lilian”(2001) e il corto “Contacts” (1995) approfondiscono il suo mondo onirico, dove fiaba e fantasia si intrecciano e la realtà viene costantemente filtrata dall’ inconscio.

 

From one season to another Sarah Moon
Dal 19 Settembre al 6 Gennaio 2019
Armani/Silos
Via Bergognone 40 | Milano

Sarah Moon. Time at Work
Dal 19 Settembre al 6 Gennaio 2019
Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10| Milano


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