Luoghi

Milano: Eugenio Boer riparte da [bu:r]

Virginia Francesca Grassi
23 luglio 2018

Fuga ogni dubbio di pronuncia: [bu:r], la trascrizione fonetica del cognome dello chef Eugenio Boer, nonché nuova insegna della ristorazione milanese. Dunque buur con la u allungata, così siete sicuri di non fare strafalcioni.

Ottime le premesse, grande l’attesa: da quando lo scorso novembre, fresco della prima stella Michelin da Essenza, in via Marghera, lo chef italo-olandese aveva dovuto abbandonare il ristorante per divergenze con la proprietà. Nebulose le motivazioni dietro il divorzio, ma tant’è.

E ora eccolo di nuovo nella sua Milano – ormai patria d’adozione dopo tanto girovagare in giro per le cucine d’Europa – e più precisamente in via Mercalli, angolo Francesco d’Assisi, negli ex locali di Yar. Dopo uno stage da Ducasse a Parigi, Boer riparte da [bu:r].

Una trentina i coperti disponibili, in un ambiente accogliente e moderno, che risente di diverse contaminazioni creative, tante quante sono le influenze dello chef. Nato “per sbaglio in Italia” e cresciuto in Olanda, Boer coltiva la passione di una vita tra Liguria e Sicilia, Germania, Toscana e Alto Adige, per poi finalmente approdare nel capoluogo lombardo prima con Enocratia, poi con il Fishbar de Milan ed Essenza.

E oggi finalmente [bu:r]: un viaggio tra aspirazioni e ricordi, suggestioni dal passato e tensione verso il futuro. Cosa aspettarsi dunque? Una cucina concettuale sì, ma concretissima nei sapori e nell’utilizzo sapiente delle materie prime. Creativa di certo, tanto da non avere piatti in menù, ma solo suggestioni, concetti di degustazione, un iter di scoperta e sperimentazione, che racchiude una serie circolare di piatti: Esprimono la mia personale filosofia culinaria che scaturisce dal mio approccio con il mondo e con le persone – spiega Boer –Si tratta di una carta che propone un rimando al passato in funzione del futuro con un omaggio ai cuochi che hanno contribuito alla mia formazione, mutevole a seconda delle stagioni e delle diverse emozioni del momento”.

Sono in totale otto: Nino Bergese, dedicato al “cuoco dei re, il re dei cuochi”; Waste don’t Waste, che tocca il tema della sostenibilità e del riutilizzo degli scarti; Think Green, rigorosamente veg; Taverna SantoPalato, ispirato alla cucina futurista; La Cuisine du Marché, un’esaltazione di materie prime e ingredienti dal mercato, che seguono l’emozione e la stagione del momento; Il Viaggio, ad incarnare lo spirito nomade dello chef; Il Mare, che a seconda del periodo dell’anno evolverà in Il Bosco, La Montagna e La Collina; e infine I Miei Classici, dove ritrovare i piatti icona di Boer, come Il Cervo e la sua storia, il Risotto alla cenere, il Salmerino di montagna e le sue uova, il Piccione in 3 cotture, L’Uovo caduto nel prato e Il Ragù di polipo.

Insomma, Boer al 100%. Senz’altro in attesa di una chance per nuova stella.


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