Volo a vista

Missing in action

staff
2 ottobre 2012

La sveglia di solito suona alle 7.00.
In effetti in ufficio ci arrivo in poco tempo, ma così posso dedicare una mezz’ora al training necessario a convincermi che fuori dalle lenzuola c’è un mondo possibile, e ci scappa anche un quarto d’ora di coccole col fidanzato.
Prima che esca di casa in genere suona già il primo promemoria del cellulare, qualcosa tipo ricordare al fidanzato se può passare in lavanderia a ritirare vestiti lavati che non erano vintage quando li ho portati lì, ma lo stanno diventando visto il tempo trascorso da allora.
Arrivo sotto l’ufficio, di solito con l’aspetto di una scappata di casa; dalla bici pendono la borsa normale e quella di supporto (ballerina d’emergenza, mezza dozzina di mazzi di chiavi di case in cui non entrerò nel corso della giornata ma non si sa mai…, ombrello, buste miste, a volte un frutto), nelle giornate migliori da qualche parte lego anche la borsa della palestra.
In palestra ovviamente o ci sono appena stata, o ci andrò all’ora di pranzo, o mi ci trascinerò esanime all’uscita dall’ufficio.
Fatto questo torno indietro, mi serve qualcosa in farmacia, se non ci vado ora me ne scordo.
Completato il rituale lancio delle borse sulla scrivania inforco gli occhiali, prendo acqua e caffè, e mentre guardo le mail suona il secondo dei molteplici promemoria della giornata.
Chiamo la dottoressa e le chiedo al telefono un certificato medico per la palestra, che poi chiedo a mia mamma di ritirare così poi lo recupererò da lei senza limiti di orario.
Con un emisfero del cervello continuo il lavoro, quello per cui vengo pagata, con l’altro emisfero capto una visione delle mie mani, sembrano quelle di un coltivatore diretto, capisco che mi serve un aiuto e chiamo per fissare manicure, pedicure e, già che ci sono, ceretta, che tanto prima o poi servirà (manine impeccabili e irsuta come una scimmia non sta bene).
A metà mattina arrivano i biglietti del treno per un viaggio di lavoro; mi vedo costretta a chiamare la ginecologa per disdire la visita di controllo fissata settimane fa che altrimenti, mi rendo conto adesso, dovrei fare lungo un binario alla stazione Centrale.
La pausa pranzo è dedicata alla A2A – temo mi abbiano scambiata per una mucca da latte e continuano a cercare di mungermi la stessa bolletta da marzo del 2011 – all’acquisto di un paio di jeans che non provo (se fossero stretti mi sarà più facile mettermi a dieta che trovare il tempo per cambiarli), di un orsacchiotto per il bimbo di una coppia di amici e di due confezioni di verdure lessate (scadono fra un mese, rappresentano almeno 2
certezze alimentari per le prossime 4 settimane); volevo leggere anche il giornale, lo farò a casa in serata, notizie certamente non più fresche, ma almeno approfondisco.
Vivacizzo il pomeriggio con una telefonata all’avvocato, rispondo alla chiamata di un’agenzia immobiliare che mi conferma la visita di un appartamento da affittare per il giorno dopo nel capiente contenitore temporale della pausa pranzo (perché sto anche cercando casa), continuo a lavorare e si fanno le 19.00 passate.
Mi scapicollo fuori dall’ufficio, compro al volo due paia di collant (più veloce l’acquisto che la combinazione lavaggio + asciugatura del paio che indosso da due giorni), slego la bici, pedalo fino a casa del fidanzato, la lego in garage, prendo la macchina, vado a casa mia, nutro la gatta che mi guarda sospettosa (temo mi abbia scambiata per un topo d’appartamento), lascio soldi e detersivi alla signora delle pulizie, le scrivo un messaggio con le istruzioni, bagno le piante (quelle ancora vive… ), riprendo la macchina, torno a casa (l’altra, quella della
fidanzato), mangio qualsiasi cosa lui abbia preparato, guardo la mia posta elettronica, mi infilo nel letto, cerco di leggere con un occhio (la stessa pagina da almeno un mese), con l’altro guardo una rissa di politici in TV, prendo un sonnifero e svengo.
Il fidanzato nel frattempo ha puntato la sveglia alle 7.
Con questo mi auguro di avere risposto a chi fra voi si chiedesse come mai da qualche tempo il “Volo a Vista” decolla con la regolarità di un volo Alitalia.

 

Wendy Maxwell

Wendy Maxwell (non) esiste, ma ha un punto di vista ironico su quello che succede, mentre vola prende appunti e trova spunti, su cui riflette e sorride aspettando la fine del mondo che, se anche poi non arriva, si va avanti già allenati. Osserva curiosa Milano – la città dove (non) vive, dove tutto potrebbe succedere, ci raccontiamo che sta succedendo e magari non succederà mai. Sbircia tutti i particolari, nessuno escluso, osservandoli dall’alto con distaccata eleganza.


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