Arte

Modì-gliani approda a Palazzo Reale

Luca Siniscalco
2 marzo 2013

Amedeo Modigliani
Elvire con colletto bianco (Elvire con collettino)
1917 o 1918
Olio su tela
Firmato in alto a destra, cm 92 x 65
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

 

Un pittore affascinante e sciagurato, il cui stesso nome – maudit in francese significa maledetto – evoca una sorte di dannazione, in cui dimensione esclusiva di redenzione risulta quella accessibile tramite l’arte. Un intellettuale eclettico nell’iterazione delle medesime tematiche, di questioni esistenziali ed ontologiche ineffabili ed insensibili ad ogni richiesta di risposta e trasmissione di senso compiuto. Una figura integrata – si fa per dire – nella caotica realtà di una Parigi di inizio Novecento, mondo bohemienne dilaniato fra una ricerca artistica, letteraria e spirituale elevatissima ed una insofferenza esistenziale dai tratti nichilisti e dissolutori. Un artista organicamente integrale, in cui arte e vita tendono a confondersi e a sovrapporsi, sfumando in una figura dalla forma indefinita, pienamente calata nel flusso tragico dell’esistenza.

Amedeo Modigliani
Ritratto di ragazza dai capelli rossi (Jeanne Hébuterne)
1918
Olio su tela, cm 46 x 29
Firmato in basso a destra
© Pinacothèque de Paris

 

Questi sono i profili grazie ai quali è possibile avvicinarsi ad una parziale comprensione della sfuggevole persona di Amedeo Modigliani, protagonista dell’esposizione “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter”, allestita a Milano, presso Palazzo Reale, ed aperta al pubblico sino all’8 settembre 2013. La mostra, curata da Marc Restellini, si prefigge di delineare un percorso artistico al quale Modigliani assurge in qualità di centro propulsore, quasi motore immobile di uno sviluppo insieme centrifugo e centripeto di forze artistiche geniali e dinamiche.

Amedeo Modigliani
Ritratto di Zborowski
1916
Olio su tela, cm 46 x 27
Firmato in alto a destra
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

 

Modigliani è certamente l’artista più adatto, nella simbolicità prepotente del suo personaggio, ad offrire una chiave interpretativa efficace di uno Zeitgeist ben preciso, di un clima culturale di transizione ove i drammi della modernità emergono in tutta la loro dinamitarda potenza, confliggendo con la sensibilità artistica ed insieme stimolandola.

André Derain
Le grandi bagnanti
1908
Olio su tela, cm 178 x 225
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset
© André Derain by SIAE 2013

 

Modigliani è parallelamente un pretesto, in quanto artista noto a livello popolare, per richiamare l’attenzione su una realtà artistica molto più ampia, includente figure di estremo interesse, quali Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri. Più di 120 le opere in mostra, dopo settant’anni di oblio, per ricostruire il percorso di questi artisti che vissero agli inizi del ʻ900 nel quartiere di Montparnasse, luogo magico abitato e frequentato da intellettuali del calibro di Hemingway, Miller e Cocteau, nonché da rifugiati politici come Lenin e Trockij.

Chaïm Soutine
La pazza
1919 circa
Olio su tela, cm 87 x 65,1
Firmato in basso a sinistra
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset
© Chaïm Soutine by SIAE 2013

 

Ad unire le opere della collezione di Jonas Netter, fine mecenate e mercante d’arte, è la medesima percezione
della realtà: come scrive il curatore Marc Restellini: “Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non è polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, è a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualità e i sogni propri a ciascuno di loro”.

Henri Hayden
Bevitore bretone
1911
Olio su tela, cm 91 x 64,5
Firmato e datato in basso a sinistra
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset
© Henri Hayden by SIAE 2013

 

Questi artisti, tutti ebrei cosmopoliti, affrontano una società a loro avversa con la forza promanante dalla disperazione, preferendo adottare uno stile di vita autodistruttivo, improntato ai vizi, all’alcool e alla jlussuria, in un procedimento dissipativo capace di elevare lo squallore quotidiano nella trasfigurazione artistica.
Artisti aristocratici dunque, sotto un certo profilo, in quanto intenzionati a distinguersi dalla società borghese a loro contemporeanea. Figure esemplari di un destino occidentale.

Luca Siniscalco


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