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Mont Saint Michel: la meraviglia che gioca con la luna

Carla Diamanti
21 marzo 2018

Due volte al giorno la luna respinge e attrae le acque, trasformando la roccia con il Mont Saint Michel in isola circondata dal mare. Sabbie e riflessi, vento e storia. Il momento più bello? L’inverno. 

Il mare torna al galoppo, così come evocato dalle leggende del passato. Per arginare la sua foga e la sua corsa, per proteggersi dai suoi picchi quotidiani, una tripla cinta muraria e, all’interno, un viottolo in salita. Percorrendolo si raggiungeva “la Meraviglia”, così come era conosciuta l’abbazia arroccata sulla pietra, sormontata da un incantevole chiostro dalle bifore aperte sulle acque e dalle sale che si allargano sotto imponenti di volte a crociera. Un trionfo di colonne scolpite perché sembrino esili, di cripte sorrette da pilastri, di stanze che si seguono e che nel tempo accolsero gli ospiti secondo un rigido ordine gerarchico. Sulla roccia viva, granitica, si fa largo la Sala dei Cavalieri, dove sembra ancora di sentire le voci dei membri dell’ordine di San Michele che aveva sede proprio qui, nell’abbazia.

Mont Saint Michel è un simbolo, è una meta, è un sogno che due volte al giorno si allontana dalla terraferma per immergersi nelle acque e diventare isola. Salvo poi pentirsene e tornare a unirsi al continente con una lingua di sabbia. Sottile come il filo che la lega alla luna, che la attira e la respinge e la rende magica. Nella grande sala, due enormi camini combattevano il freddo delle lunghe giornate invernali. Non solo per scaldare i cavalieri, ma per proteggere le pergamene dei preziosi manoscritti che qui, nei secoli venivano letti e trascritti pazientemente dai monaci, maestri di ornato e di miniato. Libri d’ore, trattati di diritto o di botanica, di musica, astronomia, di medicina e di calcolo prendevano vita sotto le loro mani e andavano a comporre una biblioteca ricchissima. Oggi quel viottolo in salita, diventato nei secoli l’antica strada dei mercanti, porta il nome di Grand Rue. Quando il freddo comincia a sfumare nel tepore primaverile e poi nella calura estiva, pullula di visitatori che la percorrono a tappe, fermandosi nelle vetrine dei mille negozi di souvenir. Immagini di San Michele e ampolle di sabbia destinate ai pellegrini di un giorno, accompagnano l’ascesa verso le tre porte che si aprono nei tre ordini di mura. Oltre l’ultima c’è lo scoglio e davanti, in certe ore del giorno, il mare che avvolge la rocca, ricopre la lingua di terra e trasforma la baia in acqua. Ma prima che i tepori primaverili e le calure estive prendano il sopravvento sul freddo invernale, quella strada di negozi e di ampolle rivendica il suo fascino. Senza le folle, a testa bassa, passo dopo passo, salendo, si ha l’impressione di tornare indietro nel tempo. Quando il borgo non risuonava di lingue diverse, quando il ritmo delle maree si capiva dando uno sguardo all’acqua o al cielo, quando i cavalieri deponevano le armi, tornavano uomini e si scaldavano al fuoco dei due grandi camini.


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