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Montenegro, universo verde

Carla Diamanti
17 maggio 2018

Basta guardare dall’oblò dell’aereo in atterraggio per capire che non deve essere stato difficile trovare un nome per il Montenegro. I rilievi si susseguono stretti stretti senza altra soluzione di continuità che quelle macchie di verde più chiaro e liquido. Sono corsi d’acqua che sembrano farsi largo con fatica, per poi crescere, espandersi e di nuovo ritirarsi al cospetto delle montagne.

Mentre il comandante effettua le ultime manovre prima di posarsi sulla pista di Podgorica, gli alberi lasciano il posto a un patchwork di campi coltivati, segno che tra terra e acqua, alla fine la spunta l’uomo.

Perché le tracce di cemento spariscano bisogna puntare a nord, dove il Monenegro resta autentico. Lontano dalle coste dove approdarono turchi, veneziani e anche Napoleone e dove oggi si assiepano i turisti, l’interno del Paese mantiene un’anima intatta. Natura, flora e fauna e un ambiente protetto anche grazie alla conformazione geografica che ha impedito la costruzione di fabbriche e insediamenti. E a cui si è aggiunta la decisione dello Stato che, per primo, nel 1952 ha inserito il principio di protezione ambientale nella Costituzione. Lasciata la costa con le insenature color smeraldo, le residenze lussuose, gli alberghi e la vita notturna, l’interno racconta un Montenegro diverso. Le strade tortuose si arrampicano sulle montagne e introducono in un mondo privo di case, di gente, di rumore. Il silenzio è interrotto soltanto dal suono dell’acqua onnipresente o dal cinguettio degli uccelli che si riposano durante le loro lunghe traversate. In una casupola di legno si scopre un delizioso miele fatto in casa, in un’altra un prosciutto stagionato al vento delle montagne, e dal sapore unico. Nei parchi naturali i sentieri conducono fra i boschi e fino alle sponde di laghetti inattesi, dove il panorama sembra catapultare dall’altra parte dell’oceano fino agli scorci più noti delle foreste canadesi. Silenzio, profumo di foglie, aria incontaminata. Fermarsi al solo richiamo del mare sarebbe un peccato. Così fecero i popoli del passato che costruirono preziose dimore ma che non riuscirono a intaccare il cuore del luogo. Cetinjie, l’antica capitale del regno, è fatta di case basse e colorate e di un palazzo reale che assomiglia alla residenza di un signorotto di campagna. Attorno al grande tavolo della sala da pranzo si riunivano i potenti ma anche la famiglia con la sua nidiata di bambini. Una vita semplice, costruita sui principi dell’onore e della lealtà, lontana dal conformismo e concentrata sulla sostanza. Forse non è un caso che quella reggia fosse proprio qui, a due passi dai monti. Perché è proprio quassù che si conserva ancora intatto il vero spirito del Montenegro.


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