Lifestyle

Multitasking, quella virtù scivolosa che intrappola le donne

Alessia Laudati
18 Febbraio 2020

Multitasking, istruzioni per il (non) uso. Se ne parla finalmente anche nella cultura di massa con due libri che tra ironia e serietà raccontano una tipica pressione sociale

 

Nella società viene considerata una qualità indiscussa del femminile. Fare più cose contemporaneamente è infatti un talento, un obiettivo raggiunto, una capacità su cui puntare in futuro. Quindi, tieni cara, perché oltre a lavorare, cucinare, tenere a mente le cose da fare, non stiri nemmeno una camicia? “No, grazie – bisognerebbe rispondere – il multitasking non mi interessa”. Specialmente se essere tuttofare rappresenta un altro modo per addossare alle donne ulteriore lavoro di cura. Parliamo di un surplus di carico mentale, ossia quello rappresentato dall’attività di pianificazione, di memoria, di progettazione delle cose da fare, che merita qualche riflessione in più. Oggi è qualità intrinseca al femminile che replica una disparità tra i generi rispetto alla suddivisione dei compiti in casa e in famiglia e che alla fine non fa altro che aggiungere pressione sociale sulle donne.

A parlare in maniera puntuale e ironica del tema è “Multitasking? No grazie”, libro di Chiara Cecutti edito da Hoepli – tra l’altro con una folgorante copertina firmata da Elena Tirolo di Carote e cannella. Una lettura che mette in discussione gli aspetti idilliaci contenuti nella presunta virtù della donna tuttofare.

Ricapitoliamoli un attimo. Essere multitasking significa fare più cose e farle in genere contemporaneamente. Siccome si tratta mediamente di un patrimonio in rosa, la società si aspetta che lo standard sia in tutto e per tutto rispettato solo dalle donne. Ma che cosa c’è di positivo, sottolinea il libro, nel fatto che in virtù di questa capacità le donne hanno più responsabilità, più impegni, più preoccupazioni e che tutti intorno a loro pensano che sia naturale che lo facciano? Più che un premio, appare come una condanna; da qui l’idea di provare a ridiscutere collettivamente questa fastidiosa abitudine con i mezzi forniti dalla cultura di massa.

Di lavoro extra attribuito alle donne e dei contraccolpi negativi che caratterizzano questo fenomeno, parla anche il fumetto “Bastava chiedere, 10 storie di femminismo quotidiano”, pubblicato da Laterza. L’autrice francese Emma, con le sue strisce colorate, si concentra sugli oneri dettati dal dover pensare a tutto e dal relegare i compagni e mariti a puri esecutori di un disegno più grande. Il genere maschile diventa così il braccio dell’organizzazione famigliare, ma è la mente a soffrire e ad avere l’impegno maggiore.

Insomma, sono diverse le voci che ridiscutono la bellezza e la naturalezza dell’essere angelo del focolare a tempo pieno; specialmente nell’Italia dove solo il 50% delle donne in età lavorativa percepisce uno stipendio. Il tema di come suddividere tutto ciò che non sia stare in ufficio e di come farlo nella coppia senza automatismi e ruoli troppo soffocanti è caldo, caldissimo. Pronto per la stanza dei bottoni.

 

 



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