Leggere insieme

Niente da fare

Marina Petruzio
9 Febbraio 2020

Sette anni fa, su per giù, un bambino con la maglietta a righe e i capelli tagliati con la scodella, un pennello, qualche pagina bianca e diciotto barattoli pieni di colore, appariva tra le pagine di “Il libro tutto bianco”; oggi quello stesso bambino, dopo aver variopinto il suo primo libro non ha più niente da fare tra le pagine di “Niente da fare” sempre da Silvia Borando e Minibombo.

In maglietta a righe e capelli nero pece a caschetto tagliato con la scodella, pantaloncino corto, racconta già tutto di sé. È sicuramente un bambino, e piccolo. Se ne sta seduto lì come fosse caduto dall’alto, piombato su quella copertina grazie alla forza di gravità. Dopo tutto quel lavoro di pennelli e pennellesse, ora non c’è niente-da-fare e il titolo sta lì a sottolinearlo, come fosse il suo pensiero, ben visibile, una parola alla volta intervallata da una pausa che evidenzia, drammatizza, detta come da chi ha un po’ di magone in gola e molto sconforto. In tutto quel bianco pare proprio non esserci nulla da fare. È desolante e la piccola bocca a arco lo racconta bene. Certo, magari alzarsi con quella determinazione di chi ha deciso che scoprirà il mondo, mettersi in movimento, fare e in quel fare, andare un po’ più in là e scoprire che proprio un po’ più in là…Basta poco ai bambini, poca noia, poco tempo per rendersi conto che se qui non c’è nulla da fare forse qualcosa si troverà cercando, con quello spirito di scoperta e la buona disposizione a incontrare. Da seduto a in piedi è già un progetto e, sebbene Silvia Borando si ostini a lasciare tutto così vuoto e bianco, non sarà certo il bambino con la maglietta a righe a perdere di coraggio.

Poco più in là, in uno spazio scenico per nulla evidenziato né da segni né da disegni, che non indica territori, confini geografici da superare o spostare, farà capolino il bambino con la maglietta a righe: la sua bocca ora disegna un tondo, una “o” tutta nera che risuona nei capini dei lettori come un oh! detto a voce alta. Il naso punta lontano: seguendone l’invisibile traiettoria gli occhi incespicano in qualcosa che Silvia decide di colorare! Un sasso? Evviva! qualcosa da scalare, chè l’infanzia è ben contenta di arrampicare, puntare in alto, salire, sù come è ora la bocca a arco!

Ma la realtà spesso non è quella che si vede e qui inizia il gioco.

Il bambino con la maglietta a righe incontrerà un albero arancione d’autunno vestito, i suoi rami sono un invito: con un balzo acchiapparli e poi dondolarsi; nel cespuglio poi, sempre un po’ oltre, un fiore di un intenso rosa fa capolino tra gli altri e sembra proprio dire: prendimi!; dopo due passi ancora, Silvia lascia posata lì la sorpresa più bella: una palla grande, rotonda e rossa che sembra aspettare solo un calcio che la faccia saltare in alto. E dopo tanto camminare una panchina e poi una porta a cui bussare…

Sino a qui può sembrare una storia sul movimento: alzarsi, camminare, scalare, saltare, dondolare, calciare, sedersi, bussare o sul riconoscere e imitare le tre espressioni base della comunicazione di un bimbo piccolo: la tristezza, lo stupore e la gioia che la piccola bocca a arco, un segno semplice ma denso di significato, del bambino con la maglietta a righe ben sottolinea. È sul colpo di scena che invece si gioca tutto, come Silvia ha abituato i piccoli lettori di Minibombo, e anche un po’ i grandi. È lo stupore irrefrenabile il campo in cui si gioca quell’attimo indimenticabile tra un bambino, un libro e chi con lui lo legge.  Figurativi poi quale lo stupore della pallina da tennis! Occhio al pulcino!

 

 

Niente da fare
di Silvia Borando
edito Minibombo
€12,90
età di lettura: dai 2 anni

 

 



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