Leggere insieme

Nina e Teo

Marina Petruzio
24 giugno 2018

Nina e Teo, una bambina e un gatto, il suo gatto, quello di casa.

Con i testi di Antonio Ventura e le illustrazioni a matita di Alejandra Estrada, nella collana libri per sognare, da Kalandraka.

Inutile tacerlo. Quando lo vedi in libreria il primo particolare che ti attrae è il disegno, la mano sicura, quel tratto, la copertina che invita ad andare oltre. Allora non esiti, lo apri. La prima conferma. Carta uso mano, mai bianca, non c’è nulla di sonoro, di altisonante se non l’infanzia che vi è dentro che, come un pop up, in quel segno si evidenzia sincera; non c’è nulla di riflettente in questo delicato albo dai risguardi verde e rosso bruno, Nina e Teo. Sono i colori dei pastelli che li ritraggono. Pastosi: sul foglio non lasciano solo colore ma un segno di grande carattere, bastano pochi tratti e seppure veloci nessuno potrà mai dire che quei codini non siano appena stati fatti, stretti in un elastico attorcigliato più volte per tenere almeno cinque minuti più a lungo, per resistere agli attacchi di una vita vissuta intensamente.

I codini ben fatti, la riga in mezzo che separa anche dietro il folto dei capelli, una frangia che inizia a essere lunga, funzionale a un gesto ancora grossolano della mano ancora rotonda quando la immaginiamo scostarla istintivamente e fugacemente mentre Nina continua a parlare, incessantemente racconta.

Una semplice t-shirt e un paio di corti pantaloncini. Nulla è raccontato in così minuti particolari senza neppure essere texturizzato, colorato, non ci sono patterns ulteriori a quel segno. L’infanzia è lì ben raffigurata, vestita, pettinata, e in movimento, il resto è immaginario. Un disegno che va a cogliere un momento quotidiano, intimo, naturale da desiderare di fermarlo sul foglio. Con questa delicatezza è narrata la storia di una bimba che legge il suo albo preferito al suo gatto, amico di sempre probabilmente, affascinante pupazzo animato talvolta fratello peloso, col quale condividere spazi e momenti personali di gioco, imitativi, e di racconto. Un semplice testo il dialogo tra i due, due sonorità diverse quella della voce e quella del pensiero. In verde e in rosso bruno, il timbro di Nina e Teo.

E poi la vivacità dell’infanzia, quell’irrequietezza che si traduce in una coreografia di posizioni. Seduta a gambe incrociate, in ginocchio con le gambe raccolte sotto di sé, poi ancora seduta e un attimo dopo supina, i gomiti puntati, seduta ancora e poi…una pausa, un bicchiere d’acqua e il gatto solo con l’albo, Erneste e Celistine la dedica alla memoria di Gabrielle Vicent, ma solo in fondo al libro. Una danza che occupa poco spazio, un girare intorno il cui ritmo cambia in un attimo, un movimento del pensiero troppo veloce, un rimprovero e il buon felino fugge a nascondersi, sparisce tra i cuscini del divano, finalmente avrà l’attenzione dell’amica umana tutta per sè!, o inghiottito dal libro, caduto nella storia per via di quella topolina che Ernest raccoglie e nasconde sotto il cappotto. Chissà…e mentre il libro viene scosso, ci si sente un miagolio, viene rivoltato e scosso ancora in un cambio di posizioni frenetiche. Al suo ritorno, dell’avventura felina resterà solo la puzza di pesce, insopportabile, da tapparsi il naso.

Dei felini come dei bambini non si conosce sempre tutto tutto, di certo sappiamo che si parlano col pensiero e che si vogliono bene.

 

 

Nina e Teo
testo di Antonio Ventura
illustrazioni di Alejandra Estrada
edito Kalandraka Italia
collana Libri per sognare
tradotto da Elena Cannelli
euro 15
età di lettura dai 4 anni per tutti


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