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Non mi sono mai piaciuta: 5 cose che abbiamo imparato da Valentina Dallari

Alessia Laudati
8 Ottobre 2019

La seconda vita di una donna che ha fatto della popolarità uno strumento per parlare alle giovani generazioni

 

È strano che in un libro che racconta anche di morte, visto che l’anoressia ha in sé un forte istinto all’autodistruzione, ci sia invece così tanta vita. Valentina Dallari ha appena pubblicato “Non mi sono mai piaciuta”, edito da Edizioni Piemme, e sarebbe fuorviante descriverlo come un lavoro che parla solo di disturbi alimentari. In realtà c’è tanto di più: un flusso di coscienza che descrive in maniera vivace un viaggio nella crescita e nell’identità che può spezzare le vene delle mani e far ammalare. Ecco quindi 5 cose che abbiamo imparato da questa lettura.

Lo stile contemporaneo
È un libro che per stile segue il flusso di un feed Instagram tanto è poco ordinato, in senso buono, ma traboccante di immagini, colori, non tutti chiari ma anzi anche abbondantemente scuri, sensazioni e voglia di esprimersi. È una testimonianza, inoltre, brutalmente sincera. L’autrice non ci risparmia nulla. Né i momenti di crisi di panico, né il racconto degli eccessi, né i severi giudizi contro una famiglia che forse non l’ha mai particolarmente coccolata e che però ha imparato a perdonare.

Il coraggio
Potete pensarla in molti modi ma scrivere un’autobiografia dove descrivi come sei arrivata a pesare poco meno di quaranta chili, a essere debole fisicamente, a non controllare più il tuo corpo nell’espletare i normali bisogni come andare in bagno, non è una cosa facile. Quindi questo è un libro (anche) sulla forza che ci vuole a parlare collettivamente delle proprie fragilità con lo scopo anche di aiutare chi vive una condizione del genere.

Un altro Instagram oltre la diet culture
Usare i social network in maniera personale significa ribellarsi apertamente alla diet culture. Valentina lo fa mostrando un fisico non più messo alla prova dalle privazioni alimentari, ma esaltato dalle passioni per la moda e per i tatuaggi. Ogni tanto non ha risparmiato qualche stoccata a influencer famose come Veronica Ferraro, colpevoli di diffondere messaggi pericolosi sull’alimentazione. Questo aspetto riguarda sicuramente più il suo personaggio pubblico che il contenuto del libro; però a suo modo è una piccola rivoluzione e fa molto riflettere su chi pensa che empowerment significhi indossare una taglia 40 e privarsi dei piaceri della tavola.

Dichiara che la competizione tra sorelle esiste ma può anche salvarti la vita
La sorella più grande viene raccontata come una ragazza modello alla quale Valentina vuole da sempre assomigliare e che, nemmeno troppo segretamente, invidia. Però poi sarà questo rapporto, in apparenza sbilanciato, a salvarla quando tutto sembra perduto. Non possiamo svelarvi di più, ma è sicuramente una descrizione di un rapporto di sangue molto intenso e anche originale perché privo di tabù.

Insegna la determinazione
Un altro dettaglio che vogliamo sottolineare: nel libro c’è tanta passione per la musica ma anche la salda convinzione che per diventare affermate deejay non ci si possa improvvisare solo perché già passate in televisione. Valentina studia e studia, si esercita e fa dei sacrifici, poi alla fine tutto questo la porta lontano, sull’onda del successo: anche questo un esempio su cui meditare.

 

 



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