Cinema

Nostalgico citazionismo in un mondo virtuale

Michela D'Agata
12 aprile 2018

Tratto dal romanzo del 2011 di Ernest Cline, che ha partecipato alla stesura della sceneggiatura, Ready Player One è l’ultimo ed attesissimo film diretto dal maestro Steven Spielberg, quest’anno già alla seconda uscita nei cinema dopo The Post.

Siamo nel 2045 e l’umanità è in declino: inquinamento, povertà e sovrappopolazione regnano sovrani. In questo futuro distopico la mancanza di speranze e di prospettive hanno portato gli uomini a rifugiarsi per gran parte delle loro giornate in Oasis, un mondo virtuale creato dal genio visionario James Halliday (Mark Rylance), una realtà fantastica popolata da avatar a cui accedere tramite un visore ed in cui si può fare qualsiasi cosa ed essere chiunque si voglia. Halliday, poco prima di morire, ha lasciato all’umanità un enigma da risolvere: all’interno di Oasis ha nascosto un Easter Egg, una specie di sfida segreta composta da tre livelli, che consegnerà a chiunque sarà in grado di scovarla e superarla la quota di partecipazioni societarie di Oasis di Halliday ed il controllo del gioco stesso. Wade (Tye Sheridan) un tipico ragazzo nerd di umili origini, grande ammiratore e conoscitore di Halliday, cercherà di scovare l’Easter Egg e di cambiare per sempre la sua vita, ovviamente con l’aiuto di numerosi amici conosciuti nel gioco stesso. Il grande nemico è l’IOI (Innovative Online Industries), un’importante multinazionale, che vuole prendere il controllo di Oasis per diventare la più grande potenza economica del mondo.

Il citazionismo più sfrenato e nostalgico è il grande protagonista della pellicola: Spielberg è uno dei pochi autori che può permettersi di autocitarsi e di citare altri mostri sacri della cinematografia senza risultare ridicolo o presuntuoso. Le citazioni ed i rimandi al altri film sono talmente numerosi che una sola visione non sarà mai sufficiente per poterli cogliere appieno: la Delorean di Ritorno al futuro, il Gigante di Ferro, il T-Rex di Jurassic Park, il gorilla di King Kong, lo Xenomorfo di Alien, un poster de I predatori dell’arca perduta, per non parlare poi della scena spettacolare e perfettamente riuscita ambientata nell’hotel Shining…con tanto di gemelline e cascate di sangue. Il bimbo dentro il settantunenne Spielberg scatena la sua immaginazione e la sua passione per i videogiochi e per la cultura pop degli anni ’80, rievocata oltre che dalle citazioni anche dalla colonna sonora, epoca che a detta dello stesso regista suscita così tanta nostalgia poiché priva di stress. A conferma dell’ottica nostalgica in cui è inserito il film c’è la misteriosa figura di James Halliday: Oasis è stato creato per una sua personale necessità di sfuggire al mondo reale, in cui non si sentiva di appartenere, ed attorno al suo passato ed ai suoi ricordi (consultabili dai giocatori) ruota intorno la soluzione dell’enigma. Sebbene i personaggi siano piuttosto statici e prevedibili e non compiano una grande evoluzione la pellicola intrattiene e coinvolge: la CGI è meravigliosa e non infastidisce, c’è tanta azione, romanticismo, amicizia, ma soprattutto una morale sottointesa e quanto più attuale: una forte condanna verso il mondo della tecnologia e verso gli effetti nocivi che ha sulle relazioni umane.


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