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Ok boomer: storia della frase che zittisce una generazione

Alessia Laudati
10 Marzo 2020

Ok boomer. Cosa significa? Da dove viene questa espressione? Ecco come una semplice frase rivela tanti aspetti della nostra società. A partire dallo scontro tra generazione Z, Millennials e i figli del boom economico

 

Perché te lo dice mamma”: eccola, la frase che forse meglio riassume l’atteggiamento autoritario e impositivo di un genitore verso un figlio. Peccato che la Generazione Z e i Millennials – i nati tra gli anni ‘80, ‘90 e 2000 – abbiano coltivato molto di più senso critico rispetto ai ragazzi di un tempo, complice anche la grande facilità di accedere alle informazioni online. Così, la superiorità gerarchica non è abbastanza per convincerli della giustezza di un ragionamento o di una credenza. E allora la risposta insofferente e irriverente data ai boomers – genitori, fratelli, zii, comunque figure nate tra gli anni ’40 e i ’60 – quando li si vuole zittire su una determinata questione diventa una: “Ok boomer”.

Ma qual è la storia e il significato di un’espressione divenuta ormai proverbiale? Qualche esempio può tornare utile. Partiamo dai negazionisti del problema ambientale: quando la deputata del Green Party Chlöe Charlotte Swarbrick (classe 1994), durante un discorso incentrato proprio sul tema del rinnovamento generazionale delle posizioni di potere, è stata interrotta da un collega più anziano, lei lo ha liquidato velocemente con un piazzatissimo “Ok boomer”. Ma la frase può essere anche una risposta nei confronti di una stupidaggine o di un pregiudizio basato sul conservatorismo dell’interlocutore: “Le ragazze devono avere i capelli lunghi”, provoca un utente, diretto ad una tiktoker con taglio cortissimo; “Ok boomer”, risponde l’interessata.

La prima volta che la frase è comparsa online era l’aprile del 2018 e si trattava di un meme nato su Twitter e TikTok. Poi un articolo della giornalista Taylor Lorenz lo ha reso celebre in tutto il mondo. La popolarità si spiega perché è un fenomeno nuovo del linguaggio digitale – breve, incisivo ma ironico – che ha però incontrato un’esigenza sociale: quella di una generazione nuova che mette in discussione i padri, manifestando le proprie esigenze e i propri valori sociali.

I problemi dati dal cosiddetto gap generazionale sono vecchi come il mondo, ma le declinazioni in cui oggi si articolano sono senz’altro nuove: Generazione Z e boomer, del resto, sono diversi in tutto, a partire dall’atteggiamento nei confronti dei cambiamenti climatici e della tutela dell’ambiente. E se nonostante i rapporti scientifici c’è chi chiama gli adolescenti “gretini”, allora non c’è niente di meglio di una frase che marca ancora di più la distanza tra decenni opposti. Tanto più che ha in sé tutta la volontà sarcastica di internet: una comunicazione che non cerca per forza un dialogo, ma uno scontro verbale in cui l’ironia è uno strumento potente per azzittire più che per capire. È un internet irriverente, penserebbe qualcuno. Altri invece hanno parlato persino di discriminazione nei confronti dei “vecchi” (ageism), basata più sull’età che sul merito della questione. Certo, “ok boomer” assomiglia tanto al motto “gente che blasta la gente”, dove chi ha l’ultima parola è l’utente che riesce a mettere a tacere più che a farsi comprendere. Ma se questo aspetto, la prevaricazione, caratterizza il dialogo soprattutto sui social, è anche vero che il tutto avviene in un ambiente digitale molto più libero di prima. Dove figli che stanno in silenzio senza far sentire l’eco delle proprie idee ce ne sono pochi, anzi pochissimi.

 

 



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