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Ones to watch: il ritorno di Trigère

Martina D'Amelio
27 agosto 2018

Un nuovo stilista, Franklin Benjamin Elman, che ha preso le redini del marchio come direttore creativo. E poi una prima collezione per l’autunno-inverno 2018/2019 a metà tra passato, presente e futuro. La Maison Trigère torna sulle scene, dopo anni passati sotto i riflettori tra New York e Parigi.

Pauline Trigère era infatti francese e proprio nel suo atelier di Place Vendôme si era fatta le ossa con l’Alta Moda. Figlia di due sarti, era partita alla volta della Grande Mela nel 1937, per restarci e fondare il suo brand nel 1942, in quella città che le aveva rubato il cuore e che l’ha resa celebre. Oggi le sue creazioni sono tra le più ricercate nei vintage shop e sono tante le celeb che optano per “vecchi” Trigère sul red carpet (chi non ricorda l’abito di Winona Ryder agli Academy nel 2001?): motivazioni che hanno portato alla rinascita della casa di moda, chiusa ufficialmente nel 1994.

Sono partito con i riferimenti della Maison Trigère e studiando le collezioni ho visto che c’era un insieme di contrasti concettuali. C’era del maschile e del femminile, il bianco e il nero, il positivo e il negativo, una componente timeless e una avanguardista. Tutto questo per me era davvero stimolante e interessante, perciò sono partito proprio da qui”, ha dichiarato il nuovo direttore creativo a Vogue. Il cui primo frutto, presentato lo scorso febbraio, è una collezione elegante che non ha nulla a che vedere con l’imperante informalità della moda, esasperata davanti all’obiettivo per essere condivisa sui social.

La nuova donna Trigère?Ha un’identità molto forte, indipendente. Conosce bene se stessa, e ha un’ottima cultura del design. È colta, viaggia. È intelligente, ma anche molto sensuale”. Per costruirla, l’esempio è quello del lavoro di Pierpaolo Piccioli da Valentino, oltre che dello stile più essenzialmente francese, d’impronta Couture, all’insegna di un guardaroba elaborato e di qualità. “Volevo creare dei capi che fossero classicamente francesi e ispirati all’alta moda, ma che nello stesso tempo fossero estremamente attuali”. A giudicare dalla sua prima linea, il canadese Franklin Benjamin Elman, che ha lavorato da Jil Sander e Raf Simons tra gli altri, ci è riuscito.

I suoi abiti estremamente femminili e ricercati, a base di pattern geometrici, volant, tagli strutturati, ma anche loghi all over ripresi dagli archivi della Maison e stampe animalier conquisteranno i Millennials? Staremo a vedere. Intanto, Madame Trigère, scomparsa nel 2002, sarebbe stata fiera del lavoro svolto. Una delle novità più originali del panorama fashion da tenere d’occhio.


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