Cinema

Oz, grande e potente

Giorgio Raulli
22 marzo 2013

L’illusionista Oscar Diggs (James Franco), donnaiolo e dalla discutibile etica, viene trasportato dal Kansas nel fantastico mondo di Oz: in questa realtà magica e coloratissima incontra tre streghe, Theodora (Mila Kunis), Evanora (Rachel Weisz) e Glinda (Michelle Williams), sicure che lui non sia il grande mago che dice di essere. Oscar viene coinvolto nei conflitti e nelle dinamiche di potere dei Regni di Oz, e dovrà scegliere con chi schierarsi e dimostrare di essere un uomo migliore di quello che dà a vedere.
La Disney ha scelto Sam Raimi per rispolverare un grande classico della letteratura e del cinema, “Il Mago di Oz”, dando forma ad un prequel in cui si ricostruiscono e si intrecciano le storie di personaggi già noti, ancor prima che la giovane Dorothy faccia la sua comparsa a Oz. Raimi riesce a fondere il cinema del passato e quello del presente, con l’aiuto di un cast ad alto livello: se infatti le atmosfere ricordano un po’ il moderno “Alice in Wonderland” di Tim Burton, e sebbene il film sia in 3D, con ambientazioni e personaggi nati dalla computer grafica, il legame con il passato e con lo storico film della Metro-Goldwyn-Mayer permea tutto il lavoro del regista. Dalle sequenze in Kansas in bianco e nero, dagli sfondi e scenografie piuttosto finte all’esplosione di colori saturi e sgargianti all’arrivo nel mondo di Oz, si notano moltissimi particolari che omaggiano il film del 1939.

Ma se da un lato le accortezze registiche e stilistiche operano un effetto nostalgia sempre efficace in una narrazione come quella della saga del “Mago di Oz”, dall’altro lato c’è una sceneggiatura che vive di alti e bassi: in alcune parti i personaggi sembrano davvero vivere esperienze e dinamiche che vanno al di là della semplice avventura fantasy; in certi momenti invece è come se mancasse qualcosa, lo spettatore vive un momento di smarrimento, forse dovuto alle complessità delle trame originali rimaneggiate.

Resta comunque un film riuscito, una celebrazione di un grande classico (quello del ’39 firmato MGM), ma anche del cinema stesso, in quanto anch’esso non è altro che risultato di un’illusione. La fusione tra realtà e immaginazione è probabilmente l’elemento portante dell’opera letteraria originale, riportato giustamente anche in questa pellicola tipicamente commerciale. Non resta che chiedersi se prossimamente vedremo Dorothy Gale in quello che sarebbe un remake de “Il Mago di Oz” targato Disney.

Giorgio Raulli


Potrebbe interessarti anche