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Padre e madre o genitore 1 e 2? Il problema non è certo il linguaggio

Alessia Laudati
16 Aprile 2019

Le parole creano l’immaginario e l’immaginario a sua volta lascia spazio a diritti e tutele. Ecco perché non c’è solo una famiglia

 

A volte la nostra politica somiglia a una tela di Penelope. Dove un Governo intesse, ricuce, sistema, quello che la successiva legislatura disfa, distrugge oppure modifica. Il 31 gennaio del 2019 il ministero dell’Interno, il ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Economia hanno firmato insieme un provvedimento che reintroduce la dicitura “madre” e “padre” nella carta di identità per i minorenni. La nuova indicazione sostituisce la precedente – “genitore 1” e “genitore 2” – introdotta nel 2015 proprio per evitare discriminazioni tra diverse forme di famiglia e di genitorialità. Perché se chiamiamo casa il posto che manca quando siamo lontani – può essere il luogo dove siamo nati oppure semplicemente dove ci sentiamo accolti – allo stesso modo un altro dei concetti fondamentali dell’esistenza, la famiglia, non è fatto per avere un solo confine o un solo aspetto. Ricordiamoci che la genitorialità comprende molti sottoinsiemi, che coinvolgono sia le famiglie omogenitoriali, sia i casi di genitori adottivi o di un unico genitore adottivo. Questo provvedimento prova a escluderli tutti.

Ma è solo una questione di purezza linguistica oppure sono proprio le parole che, così come possono creare ponti e nuovi diritti, sono anche in grado di semplificare, chiudere e distruggere quelle che ormai si davano come conquiste assodate?

Perché mentre la dicitura precedente, “genitori”, nulla toglie a una famiglia formata da un padre e da una madre, la dicitura “madre” e “padre” esclude invece diverse forme di genitorialità che oggi esistono nel nostro Paese, e le mette potenzialmente a rischio di emarginazione sociale.

Come ha sottolineato su Facebook la presidente delle Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia, il pericolo è che status documentale e status legale non coincidano e che per avere i documenti necessari, quelli dei bimbi, tutto diventi molto più difficile fino a diventare impossibile. I bambini e le bambine che sono stati adottati dal compagno o dalla compagna del genitore biologico grazie all’art. 44 e che non hanno un padre e una madre ma un padre-padre o una madre-madre oppure dei padri e delle madri adottive, si ritroverebbero fuori da questa indicazione. Cosa succederà al momento del rilascio dei documenti in Comune se a farne richiesta sarà un padre solo o una famiglia arcobaleno? Intanto l’associazione delle Famiglie Arcobaleno ha fatto sapere che farà ricorso al Tar. Ma dalla discussione sul disegno Pillon, al disegno Sacconi-Binetti, al recente Congresso di Verona, la spinta politica per l’imposizione di un solo tipo di famiglia è molto forte.

Per rassicurarci, noi che crediamo in una società inclusiva, ci diciamo che il sistema dei diritti, che nei Tribunali e nelle sentenze ha già riconosciuto la legittimità di diverse forme di genitorialità, resisterà a queste spallate. Che la realtà ha già cambiato la Costituzione più formale. Ma è innegabile che oggi ci sia una chiara volontà di stabilire per legge un unico modello di famiglia tradizionale e, soprattutto, di sostenerlo per lasciare indietro tutti gli altri. E non per mezzo di congressi, palchi, libere espressioni del pensiero, ma tramite atti normativi emessi nelle nostre sedi istituzionali. Quelli sì che cambiano la vita. Ci abbiamo messo secoli per allargare la famiglia a diverse espressioni di amore e di vita insieme e ora queste conquiste vengono minacciate su più fronti. Non c’è un buon motivo per non resistere, ancora una volta.



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