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People we like: Rosamond Bernier

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18 ottobre 2012

Classe 1916.
Per noi una vita fa. Eppure il suo charme è più attuale di quanto si immagini. Molti di voi probabilmente non l’hanno mai sentita nominare. Ma lei è stato l’emblema della classe, dell’eleganza e del garbo che hanno saputo incantare il mondo della moda e dell’arte. La sua intelligenza le ha permesso di stringere relazioni profonde con i grandi del Novecento – Frida Kahlo, Picasso, Mirò, Matisse.
Ha saputo trasformare il suo talento in una vera e propria professione. Parlo di Rosamond Bernier.
Con le sue 215 apparizioni pubbliche, lei è stata definita “Oratrice d’arte”. Nel Metropolitan Museum di New York nel 2008, dopo la morte del suo ultimo marito, ha presentato “My life in the French Couture” trasportando i presenti in viaggi atemporali lungo il fil rouge della storia del costume.
Il debutto a Vogue avviene grazie all’incontro con Nada Patcevitch, moglie del numero uno di Condé Nast, in un’ epoca in cui la rete di amicizie influenti, unite ad una dose di talento, creavano un lavoro. Erano gli anni del dopoguerra, quando il giornale patinato aveva sede nell’unico albergo di Parigi con riscaldamento, il Crillon.
La vita non era facile, nel 1947 la moda era un sogno che, trasformandosi in realtà, avrebbe fatto ripartire l’economia francese postbellica. Lei parla anche di questi momenti difficili in un libro che, più che un autobiografia, è un collage di ricordi, situazioni, vicende e personaggi. In “Some of my lifes” descrive quello che a noi oggi sembra un mondo altro, un mondo in cui nella moda esisteva l’individualismo, esisteva Dior e Balenciaga e non si parlava di profitti, cessioni e buisness. Lei stessa, con il suo secondo marito, il giornalista francese Georges Bernier fonda nel 1950, dopo aver lasciato Vogue, il magazine l’Oeil che immediatamente diventa punto di riferimento per l’élite dell’epoca. Il loro motto era: “tutte le arti, di tutti i Paesi e di tutti i tempi”. Anche questo però non è un punto d’arrivo, infatti dopo il doloroso divorzio ritorna nel suo quartier generale di New York e si reinventa una vita e una professione buttandosi a capo fitto nell’arte.

Leggere Rosamond Bernier che ci parla di se stessa e delle sue storie ci fa fare un salto indietro nel tempo. Un tempo in bianco e nero in cui vivere significava inconsapevolmente rendersi parte della Storia, quella dell’arte e del costume, che avrebbe rivoluzionato il mondo moderno e avrebbero influenzato il nostro modo attuale di percepire la realtà e le sue sfumature. Che non saranno grige, nere o rosse, ma fatte di tutti i colori che solo la consapevolezza di aver vissuto mille vite può dare.

 

St.efania