Leggere insieme

Piccolo sonno

Marina Petruzio
8 Marzo 2020

Alessandro Riccioni scrive il testo di un albo in cui è racchiuso un grande gesto d’amicizia, un dono che Francesca Ballarini, al suo primo albo, illustra a tinte decise che sfumano nei colori sereni e tenui dell’alba sul viso del signor Giuseppe, un signore con un grande desiderio. A LupoGuido non resta che pubblicarlo: è “Piccolo sonno”.

Sono, i bambini, dei grandi scopritori di tesori, persone cioè che riescono a vedere tesori laddove uno più alto vede solo terra, polvere e nulla di particolare. Il mondo mette loro a disposizione una serie di oggetti, da piccoli a più grandi, che solo apparentemente sono quello che sono o quello che quelli solo un po’ più alti riescono a chiamare per nome e definirne una funzione tra le tante che potrebbero avere. Quelli più bassi non hanno categorie così rigide, figuriamoci un uccellino che sta tutto il giorno con la testa tra le nuvole! Quindi un qualsiasi oggetto, come ci insegnano le favole, nelle mani di un bambino diventa un qualcosa d’altro, un piccolo tesoro, un nodo che tiene uniti anche se lontani, qualcosa da cullare e accudire anche se apparentemente inanimato, tanto spesso un passaporta per un aldilà rispetto a qua.

I sassi sono generalmente oggetti a cui si pone grande attenzione e sono i preferiti. Così facili da trovare ma sempre così differenti, poco simili, con quel certo non so che di unico. Quando un bambino affida il proprio sasso, quando lo dona o lo propone per essere custodito, ecco, la cosa si fa seria. E un sassetto nero, brillante sebbene levigato, che sfiorato dalla luce si prodighi in luccichii, virtuosismi di colore e calore non può certo essere altro rispetto a qualcosa che racconti preziosità assortite e altri mondi e che nel suo piccolo suggelli, se donato, un qualcosa di eterno, come l’amicizia è l’amore. Così come un biscotto, a modo suo, come un piccolo sasso fragrante, reso in minuzzoli della misura giusta, nè tocchi nè polvere, racconta di cura, di un passo verso l’altro, di un pensiero gentile. Così per il signor Giuseppe e il piccolo uccellino nero: nero nelle piume, negli occhi e perfino nel becco! E nulla è più difficile che disegnare qualcosa o qualcuno nero, tutto così nero, senza che qualcosa di grigio spunti tra le sue piume. E in tutto quel nero, due zampette lunghe e dritte e rosse, sì rosse!

Succede a tutti che i giorni si susseguano nelle piccole abitudini ripetitivi e uguali l’uno all’altro, ma succede anche che piccoli inciampi senza significato apparente le rendano speciali. Come quando il signor Giuseppe salvó uccellino nero dal gatto tigrato nel cespuglio del parco. Giuseppe quella mattina non pensava certo che avrebbe fatto un gesto eroico e reso possibile un suo sogno da tempo coccolato. Nè uccellino nero avrebbe mai immaginato un giorno di essere salvato e poi accudito; e come si fa a annunciare la morte a qualcuno che ti salva da morte quasi certa! Certo è che ci son giornate…il signor Giuseppe, salvato l’uccellino nero messaggero di morte, si trovò innanzi a un grosso imbarazzo. Uccellino nero messaggero di morte, evitato da tutti, pareva essere nella stessa situazione ma, come in ogni fiaba, nella riconoscenza sta la salvezza. Così il signor Giuseppe solo da tempo, triste da molto, si trovò a tu per tu con quel suo desiderio, di rivedere l’amata moglie, almeno per un pochino, ancora una volta. Giuseppe! Ma per rivedere chi non si può più vedere bisogna non essere più visibili! Giuseppe si accorse così parlando in fil di voce che la scelta se morire o no dipendeva da lui. E come in tutte le fiabe che si rispettino doveva pensarci bene e decidere il da farsi! E così a casa, nel sonno e la mattina a colazione, e in quel biscotto sbriciolato per uccellino nero nel caso non avesse ancora fatto colazione. Il signor Giuseppe la sua decisione l’aveva presa, un po’ dispiaciuto che nell’aldiqui gli piaceva stare, ma rivedere il suo amore era più grande, non poteva rinunciare al suo desiderio. Ma uccellino nero davanti a quelle briciole e a quel signore gentile non potè che volar via, il suo cuore gonfio, tornare a becco pieno e posare un piccolo sassesso nero nelle mani del signor Giuseppe. Facciamo così, ascolta bene buon Giuseppe, abbi cura del sasso, come fosse l’uccellino; la prima notte di ogni mese mettilo sotto il cuscino e dormi sereno, e in un piccolo sonno, non più grande dell’uccellino, profondo come il nero, sognerai la tua bella signora, sino alla fine dei giorni, ogni primo giorno del mese, sino al tuo grande sonno.

E mentre Alessandro Riccioni tiene lì tutti, quelli piccoli come quelli solo un po’ più alti, parlando di amore, amicizia, morte, sassi, passaporta, ricordi e desideri, Francesca Ballarini lo segue col suo pennello, tingendo veloce di rosso e verde, provando quel nero e il rosso delle zampette, l’espressione che col becco è più difficile, tastando col pennello la finezza della pelle del signor Giuseppe che da anziani si fa sottile, rosea, si vena di rosso, picchietta di giallo. Cercando un nero profondo ma a volte anche meno. Tornando nel rosso di un prato fiorito che sfuma annacquato e confuso in un piccolo sonno.

 

 

Piccolo sonno
di Alessandro Riccioni
illustrato da Francesca Ballarini
edito LupoGuido
€15
età di lettura: dai 6 anni per tutti

 



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