Fotografia

Pittsburgh, ritratto di una città industriale: Eugene Smith in mostra al Mast

Virginia Francesca Grassi
1 agosto 2018

W. Eugene Smith, Operaio di un’acciaieria che prepara le bobine, 1955-1957. Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection. © W. Eugene Smith / Magnum Photos

C’è tempo fino al 16 settembre per visitare “W. Eugene Smith: Pittsburgh ritratto di una città industriale”, la prima grande retrospettiva in Italia dedicata al tormentato progetto del celebre fotoreporter sulla cittadina della Pennsylvania.

La mostra, a cura di Urs Stahel, prende sede nelle sale del Mast di Bologna ed è stata realizzata nel centenario della nascita di Eugene Smith grazie alla collaborazione tra la Fondazione del museo e il Carnegie Museum of Art, da cui proviene il nucleo centrale del ciclo di opere: un percorso di 170 immagini in bianco e nero in cui sfila l’umanità industriale di Pittsburgh, incarnazione dell’anima più autentica del miracolo economico americano anni ’50.t

Il filtro è quello dell’obiettivo di Eugene Smith: animo inquieto, talento sofferto, folle e imprevedibile eroe del saggio fotografico – basti pensare che venne gravemente ferito dall’esplosione di una granata mentre era sul campo per documentare gli scontri nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. A trentasei anni, al culmine della sua fama, lasciò un posto sicuro come l’impiego per “Life” a causa di un diverbio, per poi tagliare i rapporti anche con la famiglia; proprio in quel momento di profonda crisi arriva, quasi per caso, la committenza che gli cambierà la vita: Stephan Lorant gli chiede di realizzare da ottanta a cento foto di Pittsburgh, all’epoca la città dell’industria e dell’acciaio per eccellenza.

Quello che doveva essere un lavoro di circa due settimane si trasforma ben presto “Nel progetto più ambizioso della sua vita, e poi nel suo fallimento più doloroso”, come scrive Urs Stahel in catalogo: tre anni di sfiancante ricerca, oltre 20mila negativi e un intento dal respiro quasi enciclopedico – di fatto castrato –, nel tentativo di realizzare una pubblicazione definitiva sulla città americana. L’unico risultato fu un servizio di 36 pagine su Photography Annual 1959, un esito ben lontano dalle aspettative riposte nel lavoro.

  • W. Eugene Smith, Ragazza accanto a un parchimetro, Camera di commercio di Shadyside, 1955-1957. Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection. © W. Eugene Smith / Magnum Photos

  • W. Eugene Smith, Stabilimento National Tube Company, U.S. Steel Corporation, McKeesport, e ponte ferroviario sul fiume Monongahela, 1955-1957. Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection. © W. Eugene Smith / Magnum Photos

  • W.Eugene Smith, Forgiatore, 1955-1957. Gift of Vira I. Heinz Fund of the Pittsburgh Foundation. © W. Eugene Smith / Magnum Photos

  • W.Eugene Smith, Acciaieria, 1955-1957. Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection. © W. Eugene Smith / Magnum Photos

  • W.Eugene Smith, Operaio in un’acciaieria, 1955-1957. Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection. © W. Eugene Smith / Magnum Photos

  • W. Eugene Smith, Area residenziale, 1955-1957. Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, © W. Eugene Smith / Magnum Photos

  • W. Eugene Smith, Bambini che giocano tra Colwell Street e Pride Street, Hill District, 1955-1957. Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection, © W. Eugene Smith / Magnum Photos

Ritrarre una città è un compito senza fine”, disse Eugene Smith, e mai riflessione fu più vera. L’intento, secondo le sue stesse parole, era quello di ritrarre “la città come un organismo vivo, un ambiente fatto dalle persone e, a sua volta, creato per le persone, che gli danno cuore ed energia vitale”. E infatti vediamo sfilare davanti agli occhi un universo carico di umanità e macchine, in cui mani callose e volti anneriti raccontano scampoli del quotidiano dentro e fuori dalla fabbrica; in cui le luci e i fumi degli stabilimenti incontrano sguardi che parlano di sudore e fatica, ma anche di speranza e tenacia. Una narrazione vividissima, intensa nei tagli netti e nelle prospettive geometriche, che fa dei contrasti tra luci e ombre il suo punto di forza. È così che Smith rendere quasi materica un’atmosfera che se da un lato ci appare cupa e terribile, dall’altro non può che essere anche un concentrato – umanissimo – di promesse in vista di un futuro migliore.

Come spiega Urs Stahel, “W. Eugene Smith lottava per rappresentare l’assoluto. Ben lungi dall’accontentarsi di documentare il mondo, voleva catturare, afferrare, almeno in alcune immagini, niente di meno che l’essenza stessa della vita umana”. Il reportage su Pittsburgh diventa così indagine artistica e sociologica insieme, emblema perfetto della complicata personalità del fotografo e della sua burrascosa ricerca creativa, ma anche di una pagina ormai quasi dimenticata della storia americana.

 

Eugene Smith: Pittsburgh ritratto di una città industriale
MAST, Bologna
dal 17 maggio al 16 settembre 2018
Orari: martedì-domenica 10-19


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