Leggere insieme

Pom e Pim

Marina Petruzio
6 Aprile 2019

Del 2012 arriva in questo Febbraio nelle librerie Pom e Pim, albo illustrato per i più piccini dalla pluripremiata coppia Landström, Lena e Olof, con la traduzione affidata da casa Beisler a Samanta Katarina Milton Knowles.

Se nella versione in lingua originale la copertina presenta un fondo dal colore neutro, lo stesso crema che si incontra a colorare la pagina all’interno, un giallo rotondo e tenue che riconosciamo appartenuto a mille camerette pensate e desiderate per i più piccoli, un colore smorzato ma luminoso che infonde tranquillità; nella versione italiana sorprende l’uso di un azzurro intenso per il fondo della stessa cover che entra subito in relazione col rosa di Pom e Pim, bambino e pupazzo. I due colori, che per antonomasia rappresentano l’infanzia, paiono usati in casa Beisler come per sottolineare che non esiste nessuna differenza di genere e non solo, che non c’è alcuna differenza nelle opportunità, nei cambi repentini di sorte, nella meraviglia, nell’adoperare ciò che c’è e ciò che si incontra in una giornata fuori casa quando si è bambini e bambine, e non solo. L’infanzia è qui tradotta con un denominatore comune: il colore e quel colore non poteva essere se non quell’azzurro e quel rosa ma non per banalità per amore di chiarezza.

Volendo entrare poi nel libro, l’occhio critico e un po’ saputo si intenerisce e nel contempo gioisce per la mise voluta e illustrata per Pom. Nella tradizione e brevissima storia dell’abito per l’infanzia molta parte è dedicata al fatto a mano, alla maglieria sottile che andava a costituire la biancheria intima laddove il jersey ancora non era stato inventato, ai piccoli busti lavorati con uno stretto punto canestro, ai morbidi e raffinati giustacuore. Il coprifasce tricottato a mano è stato almeno sino agli anni ‘70 del secolo scorso, qualcosa di insostituibile: il primo dono di cuore dove la scelta del filato, morbido, leggero ma pieno per sostenere una lavorazione particolare, il colore mai appariscente e la scelta del punto da utilizzare, tradizionalmente un cablè o un ajourato, erano la quinta essenza della dimostrazione del calore e dell’amore di più generazioni di donne che si manifestava, fin dall’attesa, al piccolo e alla piccola nascitura e andava a costituire il suo prezioso, e a lui o lei precedente, corredino. In un perfetta sintesi grafica Olof Landström ripropone quella tradizione con uno dei punti più classici dedicati all’infanzia e affranca con un piccolo punto a croce i bottoni del prezioso, e di qualche misura più grande, altra caratteristica dell’abito dell’infanzia che permane ancora oggi soprattutto nei paesi del nord, cardigan rosa di Pom.

Volendo poi entrare nel vivo della storia quel che pongono i due autori come aspetto di non poca rilevanza per un bambino o una bambina da molto piccoli a piccoli è l’avventura della giornata. Non solo gli adulti hanno giornate faticose, piene di mille imprevisti, nervosismi e guazzabugli emotivi, figuriamoci cosa deve essere la giornata di un bambino che ancora non sa che gli eventi si succedono così rapidamente, che non li può prevedere e di conseguenza non può conoscerne le conseguenze, e lasciamo stare che siano belle o brutte, tutte rappresentano una sommossa emotiva, un coinvolgimento radicale, dalla testa ai piedi. Quale sbigottimento ritrovarsi a faccia in giù sul selciato per aver inciampato in un sasso che il passo ancora non sa evitare perché l’occhio ancora non è riuscito a spiegare alla testa che se lo urta capitombola e alla gamba di alzarsi e allungarsi per tempo. Quale incertezza nel non sapersi spiegare come sia potuto accadere! Perché non è tanto il dolore del graffio ma è il non capacitarsi, lo spavento. Certo poi non tutti i mali vengono per nuocere se sotto al naso, su quel selciato un prezioso foglietto dà la possibilità di acquistare un gelato che però può causare mal di pancia e costringere a un rientro accelerato, consolato solo dal ritrovamento del palloncino avuto in dono magari il giorno prima, che sicuramente esploderà in giardino impigliandosi alle spine delle rose della mamma. Dopo una giornata così non c’è da stupirsi se a cena l’infanzia assonnata si appisola sul boccone rotondo e ricco il cui gusto esplode in bocca caldo e rassicurante la sera.

A dire che la giornata è intensa e costellata da grandi fortune, così come da incredibili sfortune, ma ciò che conta in realtà è che la somma delle due sia e rappresenti una opportunità di crescita e di possibilità da utilizzare e cogliere al volo e questa magnifica sensatezza, questa capacità di giocarsela a favore, anche sotto una pioggia torrenziale, è caratteristica incredibile e preziosa dell’infanzia. Che fortuna!

 

Pom e Pim
con le parole di Lena e le illustrazioni di Olof Landström
tradotto da Samanta Katarina Milton Knowles
edito Beisler Editore
euro 13
età di lettura per i più piccini e per tutti i grandi che a volte non capiscono com’è faticoso essere bambini!

 



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