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Porquerolles, il mondo all’orizzonte

Carla Diamanti
28 giugno 2018

Poco più di un quarto d’ora. È il tempo della traversata in battello dalla costa meridionale della Francia. Un tempo misurato con l’orologio, fatto di secondi e di dati. In realtà, una volta arrivati sull’isola, sembra di aver compiuto un viaggio molto più lungo. Quel quarto d’ora o poco più serve per cambiare dimensione, per staccare mentalmente e fisicamente e per ritrovarsi in un pezzo di terra circondato da spiagge e insenature dove l’acqua penetra e si ferma, accogliente, assumendo sfumature che vanno dal verde al turchese. Porquerolles e la vicina Port Cros sono un’oasi protetta, dove flora e fauna recuperano il loro vigore e dove è proibito fare interventi che le disturbino. Non è sempre stato così, ma oggi chi arriva da queste parti lo fa in punta di piedi, godendosi il silenzio rotto dal cinguettio degli uccelli, camminando sui sentieri che attraversano il bosco e scegliendo come alternativa al trekking le onnipresenti biciclette. Quando scendo dalla barca mi trovo in un porticciolo che potrebbe essere ovunque ma non in Francia. Così diverso da quello che ci si potrebbe aspettare, così semplice, con le case basse, la segnaletica di legno e i carretti dei gelatai. La piazzetta centrale di Porquerolles assomiglia allo zocalo di una cittadina messicana, così come il colore delle case, a metà fra l’arancio e il colore della terra, proprio come potrebbe essere dall’altra parte dell’oceano.

Nascosta nel bosco, una strada sterrata conduce verso una proprietà che nasconde un segreto. Ha una storia nota, è nata come fattoria ed è cresciuta con il tempo, diventando il buen retiro di un facoltoso industriale e persino un set per alcune sequenze cinematografiche. Oggi, protetta dalla normativa del parco, non può più cambiare. Almeno in apparenza. Perché sotto le tegole che sanno di Provenza, le vetrate che si aprono sul mare, i muri imbiancati e la terra onnipresente, si nasconde una galleria di opere d’arte contemporanea che non avrebbe potuto essere altrove. Perché la Fondation Carmignac, costituita da Edouard Carmignac e gestita dalla fondazione omonima diretta dal figlio Charles, non è soltanto una raccolta di quadri. È un percorso, è uno stato d’animo, è il risultato di esperienze, di incontri, di scelte, di vita. Trecento opere d’arte contemporanea (e un Botticelli, unica concessione a un’altra delle passioni del finanziere collezionista) che a turno verranno qui, sul Mediterraneo, lasciando le pareti della casa e degli uffici di Parigi, dove torneranno lasciando il posto ad altri pezzi della collezione.

Rimesse le scarpe dopo la visita a piedi nudi, torno nel verde e mi perdo fra i pinnacoli del labirinto di specchi che riflettono cielo e natura. Intorno solo il cinguettio degli uccelli, le foglie che si muovono al vento, il profumo del mare. Quindici minuti e un mondo di differenza.


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