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Prada e lo scandalo dei pupazzetti: ecco cosa è successo

Martina D'Amelio
19 Dicembre 2018

Dopo il recente scandalo abbattutosi su Dolce&Gabbana, questa volta è Prada a essere nel mirino. Il motivo? Alcuni pupazzi della nuova collezione Pradamalia.

Sono proprio questi animali stilizzati immaginari, protagonisti di portachiavi, charm, piccola pelletteria, accessori, oltre che t-shirt e felpe, a essere al centro delle polemiche.

Il motivo? Alcuni di essi (in particolare “Otto”) rappresenterebbero delle caricature grottesche di uomini di colore. Un dettaglio visivo che ricorda molto da vicino il tipico “Blackface”, ovvero il trucco utilizzato da un artista non nero che recita una parte da nero. Un’immagine che secondo la procuratrice per i diritti civili di New York Chinyere Ezie, che ha lanciato la palla sui social, istigherebbe al razzismo. L’accusa pesante ha scatenato la bufera.

Ma da dove è nata la vicenda e il conseguente scandalo? Tutto ha avuto inizio quando Ezie è passata davanti al negozio di Prada a New York, nel quartiere di SoHo. Colpita dalla vetrina dove comparivano appunto i pupazzetti a forma di scimmia con grosse labbra rosse e di colore nero, la procuratrice ha raccontato le sue impressioni sul proprio profilo Facebook, in un post che ha fatto in men che non si dica il giro del mondo. Ezie ha condiviso delle immagini di Sambo, personaggio nero popolare nei libri per bambini del XIX secolo, a fianco al pupazzetto di Prada “Otto”, aggiungendo: “Quella vista mi ha lasciato scossa dalla rabbia. La storia non può continuare a ripetersi. L’America nera merita di meglio. E noi chiediamo di meglio”. E il profilo Diet Prada ha dato spazio alla vicenda anche su Instagram, alimentando la polemica.

Dal canto suo, Prada ha celermente risposto alle accuse rimuovendo le figurine “offensive” dal negozio americano, scusandosi per vie ufficiali e con la stessa Ezie. Il gruppo ha inoltre ritirato dal commercio lo charm incriminato, e con lui tutti gli articoli sui quali figurava il personaggio di “Otto”. Pur difendendo i propri pupazzetti da qualunque accusa di razzismo: i Pradamalia sarebbero semplicemente frutto della creatività dei designer della Maison, “oggetti di fantasia” composti da elementi delle creazioni Prada. “Sono creature immaginarie che non intendono avere alcun riferimento al mondo reale a certamente non alle persone di colore. Il gruppo Prada non ha mai avuto l’intenzione di offendere nessuno e aborrisce tutte le forme di razzismo e le immagini razziste” ha dichiarato in una nota. Aggiungendo che farà una donazione all’organizzazione di New York che si batte per la giustizia razziale dove lavora Ezie.

Bufera sventata? Di certo la reazione di Prada è stata immediata e ha contenuto quello che poteva tramutarsi in uno scandalo ben maggiore. Il caso però continua a sottolineare un problema crescente: la costante ricerca di novità degli stilisti spesso sfocia in episodi di appropriazione culturale e/o mancanza di sensibilità. Veri o presunti? Difficile arginare il problema in un mondo social dove ognuno dice – giustamente – la sua. “Visti i recenti scandali, i marchi di lusso che operano su una scala globale hanno bisogno di evitare controversie come questa. Un suggerimento per ora: più diversità a livello aziendale” suggeriscono da Diet Prada.



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